Una città alla ricerca di concretezza

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Il dibattito sulla città, scaturito in questi giorni dall’intervista del direttore Mario Rapisarda a Gianstefano Buzzi, offre più spunti nel merito delle questioni.

I problemi di Como sono numerosi, noti agli addetti ai lavori, ma anche ai lettori. Le proposte di soluzione non sono mancate nel tempo e alimentano di nuovo la discussione. Grandi assenti finora sono invece i risultati e vale quindi la pena ragionare sul metodo.

La prima osservazione in proposito viene proprio dall’intervista a Buzzi. L’interlocutore, politico di lungo corso, sottolinea con forza l’esigenza di “una opzione che vada oltre gli schieramenti” perché è il momento di “mettersi a disposizione e inseguire un disegno più ampio”.

Il concetto implica necessariamente un coinvolgimento, una compartecipazione anche delle associazioni di categoria e degli altri soggetti sociali. L’invito è quella di concorrere con la politica a dare le risposte necessarie per sciogliere almeno i nodi più intricati.

L’elenco è noto: area ex Ticosa, San Martino, quartiere sportivo di Muggiò, Politeama, stadio e area circostante, Villa Olmo, ex carcere di San Donnino… E potremmo proseguire. Qualcuno potrebbe insorgere, lanciando l’accusa di consociativismo.

Ma se l’idea si traducesse invece nella famosa e mai realizzata unione di tutte le forze a vantaggio della città, la valutazione sarebbe diversa. Non è forse questo, alla fin fine, anche il sostrato del governo guidato da Mario Draghi in una situazione di emergenza?

Remare per una volta tutti nella stessa direzione, alla luce di tanti fallimenti, sarebbe l’estremo tentativo di un’inversione di tendenza. Utile a trovare e unire competenze, disponibilità, relazioni, risorse.

Città vicine alla nostra, come Varese e Lecco, lo fanno da tempo quando sono in ballo prospettive di comune interesse e i risultati non mancano.

C’è un secondo aspetto da tenere in considerazione. Tra meno di un anno saremo chiamati a votare per consiglio comunale e sindaco di Como.

Quante volte nel tempo i programmi enunciati e le promesse fatte in campagna elettorale sono rimasti inattuati e quanto questa tendenza si è via, via accentuata in tempi recenti?

A bilancio consuntivo, cinque anni più tardi, le tracce di quegli impegni non sono visibili, o lo sono in misura minima, infinitesimale.

I programmi, guardati a distanza di tempo, sembrano soltanto specchietti per le allodole (versione maliziosa), o entusiasmi affetti da infantilismo e destinati a durare il tempo ristretto del confronto che precede il voto. Verrebbe da proporre una soluzione utopistica: un accordo preventivo, a monte, tra tutti i concorrenti affinché a urne chiuse e schede contate, sia comunque garantita la realizzazione di quanto è comunemente considerato essenziale.

I partiti troverebbero un accordo in tal senso?

Probabilmente prevarrebbero le visioni soggettive, legittime e sacrosante, ma a rischio aria fritta. Sia come sia, dobbiamo augurarci che la competizione elettorale 2022 si svolga all’insegna di una concretezza verificabile a scadenze ravvicinate, a costo di pensare a un ombudsman, una sorta di difensore civico super partes a ciò delegato.

Como ha estremo bisogno di risultati.

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