Cronaca

Una città con lo sguardo basso ormai ripiegata su se stessa

La riflessione. Di Mario Guidotti
Si è mai visto qualcuno che, avendo deciso di cambiare casa, non ha preventivamente programmato destino e vendita di quella dove viveva precedentemente? Anzi, il più delle volte, prima si aliena la vecchia abitazione al fine di fare cassa per acquistare quella nuova.
Nella pubblica amministrazione (che lavora per noi, attenzione) non funziona così. Si proietta un nuovo ospedale in altra sede, lo si costruisce dal nulla e non ci si preoccupa della destinazione dei vecchi edifici e soprattutto dei terreni, vera miniera in tempi di spazi mancanti. O per lo meno, una qualche programmazione ed utilizzo sono stati decisi e timidamente implementati, ma assolutamente riduttivi e inadeguati in rapporto alle risorse disponibili. E, badate bene, non stiamo parlando di progetti inutili, di programmi ridondanti, di grasso che cola insomma. Perché qualcuno potrebbe dire: ma serve proprio una cittadella della salute? Provate a immaginare, una volta inviati qui dal vostro medico di base per un problema, di trovare in un unico quartiere gli uffici per svolgere tutte le pratiche amministrative sanitarie: invalidità, esenzione ticket, patente speciale, prenotazione visite. Poi, sempre lì, troverete il punto prelievo per gli esami del sangue, le strumentazioni radiologiche di base, gli specialisti necessari, gli infermieri per iniezioni e medicazioni, le palestre per la riabilitazione e, perché no, anche dei consultori, il centro psico-sociale, i fornitori di ausilii, le farmacie. Esageriamo: anche gli ordini professionali sanitari.
Scomodo? Meglio rimbalzare da una parte all’altra di Como, con piccola trasferta a San Fermo, come una pallina da flipper? E badate bene che avremmo già il posto, adattissimo, persino con un mega-parcheggio disponibile, vera cattedrale nel deserto. Nelle altre nazioni, per realizzare una sede simile sbancano le montagne, edificano nel mare e nei laghi, trivellano i deserti. Noi l’abbiamo già.
Si tratta di stendere un progetto utile e credibile, ma soprattutto di andare incontro ai bisogni veri della gente, superando per una volta gli appetiti delle segreterie politiche e gli interessi privati.
Ma vogliamo essere ottimisti: non di solo ex-Sant’Anna vivono le amministrazioni. Allora vediamo. San Martino ex-ospedale psichiatrico: uno sbando. Edifici fatiscenti che ospitano (malamente) uffici Asl. Ex-Ticosa: location simile a zona di guerra. Ex Baden-Powell: blindato per evitare l’assalto di disperati in cerca di un giaciglio. Ex Trevitex: sembra una brutta copia di un’opera di Christo, quello che impacchetta i monumenti.
Ex, ex, ex. Siamo una città ripiegata su se stessa, che sembra solo saper guardare con malinconia e nostalgia nello specchietto retrovisore. Quando saremo capaci di alzare lo sguardo? Non solo fino a domani o alle prossime elezioni, ma avanti di almeno una generazione. Nella speranza di rendere più bello e vivibile un posto baciato da Dio e dalla Storia. Se non ci vogliamo abbastanza bene per farlo, che almeno sia per i nostri figli.

Nella foto:
Sotto i campanili romanici della Basilica di Sant’Abbondio, la distesa brulla dell’ex Ticosa
15 Mag 2014

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