Una cometa grande come la Tremezzina

altLo studioso lariano Corrado Lamberti: «Evento storico per l’astronomia» Oggi il modulo Philae della missione Rosetta si deposita sul corpo celeste
Tutto è ormai pronto per l’evento astronomico del XXI secolo. Oggi (l’ora prevista saranno le 18.30 circa) il modulo Philae della missione Rosetta si depositerà sulla superficie della cometa 67/P Churymov-Gerasimenko (il nome si deve agli scienziati russi che l’hanno scoperta). La scorsa primavera, la stessa sonda, nella sua marcia di avvicinamento, ha registrato il formarsi della chioma, a oltre 600 milioni di chilometri di distanza dal Sole.
I terrestri, così, per la prima volta non

solo prendono per la coda un corpo in movimento che scorrazza nel sistema solare, ma provano a domarlo – scientificamente parlando – come fanno i cow boy con i puledri. Il contatto avverrà nella zona “Agilkia” della cometa, al centro del corpo celeste, in pieno Sole.
La missione Rosetta, che è nel cosmo ormai da due lustri, deve il suo nome all’archeologia. Ossia alla stele di Rosetta, lastra trovata nel 1799 durante la campagna d’Egitto di Napoleone che recava incise in tre registri, di cui uno in greco, le iscrizioni che permisero a Jean-François Champollion nel 1822 di decifrare i geroglifici egizi.
Misteri che aprirebbero nuovi mondi di conoscenza sono anche quelli conservati all’interno della cometa e che da tempo non fanno dormire gli astronomi. Ma perché spendere 220 milioni di euro per cavalcare una cometa che alla fine è solo un ammasso di roccia e ghiaccio? Per Corrado Lamberti, astronomo lariano che ha condiviso un lungo percorso professionale con Margherita Hack, siamo di fronte a un «evento storico per l’astronomia. Infatti è la prima volta che andiamo a toccare con mano il nucleo di una cometa».
«Finora – spiega Lamberti – abbiamo analizzato a distanza con la spettroscopia il materiale che emette nello spazio sotto forma di chioma e di coda; ora siamo di fronte a una pagina di storia, per la prima volta scendiamo con una nostra navicella sulla superficie di un corpo minore del sistema solare qual è una cometa. Il meccanismo di emissione di materiale da parte di una cometa finora ce lo siamo solo immaginati dal punto di vista teorico ma osservarlo in loco è mettere alla prova tutte le ipotesi».
Uno studio, quello della cometa – che potrebbe aprire nuovi squarci sulla nascita della vita sulla Terra. «Si ritiene che questi oggetti siano inalterati dall’epoca della formazione del sistema solare – precisa Lamberti – quella che andiamo a studiare, toccandola con mano, è la materia da cui si sono formati il Sole e tutti i pianeti, una materia che ci trasmette una mole di dati che vanno indietro, fino a prima della formazione del Sole innescata dall’esplosione di una supernova. Ad esempio, la composizione chimica dell’acqua della cometa; essere lì e prendere le foto dei geyser sarà una grandissima soddisfazione!».
«È ormai opinione condivisa che la vita sul nostro pianeta sia stata generata proprio a seguito dell’impatto della Terra con corpi celesti collocati anche al di fuori del sistema solare come asteroidi o comete – conclude l’astronomo – le comete sono considerate come delle capsule sigillate nel tempo che contengono materiale primitivo risalente all’epoca della formazione del sistema solare, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa. Lo studio del gas, della polvere, della struttura del nucleo e del materiale organico presente potrebbe essere la chiave per comprendere l’evoluzione del sistema solare e per rispondere all’annosa domanda sull’origine dell’acqua e quindi della vita sulla Terra».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Ecco in una simulazione al computer le proporzioni della cometa “incastonata” in una veduta ottocentesca della Tremezzina

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