Cronaca

Una finta Questura per raggirare i clandestini: sei in manette

altPromettevano il permesso di soggiorno in cambio di contanti. Giro d’affari da 130mila euro
Avevano pensato a tutto. A schede su cui far apporre le impronte digitali dei clandestini, a finti poliziotti che controllavano la regolarità dell’iter, e pure a una finta sede staccata della Questura di Milano dove far giungere i malcapitati in procinto di essere truffati. La storia, che ha davvero dell’incredibile e che si è sviluppata a cavallo tra Mariano Comense e San Donato Milanese, ha portato in queste ore all’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere chieste dalla Procura di Milano ed eseguite dai carabinieri della Tenenza di Mariano e dalla polizia locale di Milano. L’accusa – con ruoli e coinvolgimenti diversi – è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa di cittadini stranieri soprattutto senegalesi.
Nei guai una donna e un uomo italiani rispettivamente di 50 anni e

60 anni, e quattro cittadini del Senegal tra cui un 38enne di Mariano Comense. La dinamica di quanto avveniva è sconcertante. I quattro senegalesi erano incaricati dai due complici italiani di girare tra gli uomini della loro comunità per scoprire i clandestini e i lavoratori in nero. A questi l’associazione proponeva poi di emergere dal sommerso sanando la posizione sulla permanenza in Italia grazie ad un lavoro regolare come colf o badanti. Il tutto, ovviamente, dietro un compenso che poteva variare – a seconda della disponibilità economica della vittima di turno – dai 1.500 fino ai 4mila euro. I passaggi successivi prevedevano poi l’emissione di una ricevuta di emersione relativa all’anno 2009 e un modello F24 attestante il versamento di un contributo di 500 euro. Diabolico era però ciò che stava per attendere le vittime del raggiro. I senegalesi irregolari venivano poi invitati nella sede staccata della Questura di Milano, in una palazzina a San Donato Milanese – casa che in realtà è poi risultata essere di proprietà di uno degli arrestati – dove andava in scena la grande recita dell’associazione. Finti poliziotti raccoglievano le impronte digitali dei senegalesi compilando poi una scheda nominale riportante il logo contraffatto della Questura. Documento, quest’ultimo, necessario al rilascio del permesso di soggiorno. A questo punto avvenivano anche il passaggio di contanti e le strette di mano di ringraziamento per quello che alle vittime pareva essere la fine di un incubo. Invece, era solo il più barbaro dei raggiri, fatto alle spalle di disperati in cerca di emergere dal ruolo di uomini “ombra”.
L’intervento dei carabinieri della Tenenza di Mariano Comense e della polizia locale di Milano ha posto fine nelle ultime ore a questa odiosa attività. Fino ad oggi sono 22 i cittadini senegalesi irregolari in Italia identificati come truffati dalla banda. In totale i sei arrestati si sarebbero spartiti una torta di 133mila euro. Ma il sospetto degli inquirenti – le indagini sono ancora in corso – è che il giro di affari dell’associazione potesse essere ben più ampio.

Mauro Peverelli

Nella foto:
I carabinieri di Mariano con le schede sequestrate
25 gennaio 2013

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