Lettere

Una foresta di regole inutili strangola gli onesti. Unico antidoto è l’attenzione del bravo impiegato

Risponde
Agostino Clerici

È stata definita una storia surreale. Condivido. Come non definire, se non con questo aggettivo, la vicenda dell’84enne di Riccione che si è visto recapitare una raccomandata dall’Inps, la quale ha chiesto al pensionato la restituzione di un centesimo (offrendogli anche la possibilità di farlo con comode rate agevolate!!!) percepito in eccesso dall’ente alla fine degli anni ’90.
Pare che un funzionario sia stato rimosso per questo errore. Ma tutto ciò conferma quello che i cittadini pensano da tempo: la burocrazia in Italia è un “mostro” a mille teste e che – come è stato scritto sui giornali – esiste una foresta di regole inutili che strangolano gli onesti, perché i disonesti se ne fregano.

Esatto. Solo che qualcuno non considera affatto inutili queste regole asfissianti e, anzi, annaffia continuamente la “foresta” nella speranza che diventino ancora più intricate, così il cittadino è costretto ad aver bisogno di lui, del prezioso contributo del burocrate, della sua mirabolante facoltà interpretativa.
Da noi, in Italia, ci vuole un esperto anche per compilare la denuncia dei redditi, perché è peggio che entrare in un campo minato. E siccome, se sbagli, lo Stato ti chiede l’importo dell’errore con gli interessi, è meglio rivolgersi all’esperto prima di sbagliare. Così il lavoro per i burocrati non finisce mai e la democrazia, invece, continua ad annaspare nel pantano della burocrazia.
La vicenda del centesimo di cui è stata chiesta la restituzione, anche con comode rate, è una storia surreale che conferma quella reale. L’ente responsabile della ridicola raccomandata all’anziano di Riccione ha prontamente sanzionato un operatore ed ha rimosso un funzionario (il direttore della sede provinciale di Rimini dell’Inps).
Mi piacerebbe sapere dove l’ha messo. In un’altra città? In un altro ufficio? Dietro un’altra scrivania?  La velocità di cotanto zelo nel punire quanti sono stati ritenuti responsabili della figuraccia, noi italiani la vorremmo vedere all’opera nell’annunciato snellimento dell’ingranaggio burocratico. Ma forse a più d’uno fa comodo che la selva di leggi e leggine s’infoltisca per poter continuare a scaldare la sedia…
Naturalmente ci sono miriadi di funzionari solerti ed efficienti che fanno il loro dovere e che, quindi, controllano le raccomandate prima di spedirle (anche perché da anni esiste all’Inps una procedura che impedisce il recupero di debiti inferiori a 12 euro).
Questo dovrebbe farci tirare un respiro di sollievo, invece non ci sentiamo al sicuro. È vero, ne arrivano poche – a tredici anni di distanza, per giunta – di richieste di restituzione di un centesimo, ma chissà quanti altri italiani hanno ricevuto lettere simili e meno ridicole. Magari una delle famose “cartelle pazze” con richieste – in questo caso esorbitanti – frutto di errori della pubblica amministrazione. Si dà la colpa alle procedure telematiche, ma è troppo comodo incolpare un computer. Anche perché, se così fosse, dovremmo tutti cominciare a tremare, visto che l’annunciata sburocratizzazione deve necessariamente passare attraverso un incremento proprio della via telematica.
No, serve comunque la competenza dell’occhio umano, l’intelligenza del funzionario, l’attenzione sul lavoro del semplice impiegato. Diciamoci la verità, cari cittadini: non abbiamo sempre la sensazione che, entrando in questo o quell’ufficio pubblico, vi abbondino cortesia e disponibilità.
Più spesso, si ha la percezione di dare fastidio e le risposte che giungono da oltre il vetro non di rado sono ruvide e biascicate con fatica. Quasi che il cittadino disturbasse, presentandosi in coda allo sportello…
Il lettore parla di onesti e disonesti. Credo che la mala amministrazione – come la sfortuna – sia cieca. Ma, forse, i disonesti sanno dribblare meglio tra i birilli della burocrazia.
Francesco Rivelli

4 Nov 2013

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