UNA GABELLA SOLERTE ED ESOSA

di GIORGIO CIVATI

Alla faccia dei disagi
Sull’assolutezza dei numeri avevamo già qualche perplessità, oggi siamo praticamente certi del contrario.
A convincerci che anche la matematica è un’opinione sono stati i vertici di Autostrade per l’Italia. La società che gestisce il tratto autostradale Como-Milano, cogliendo al balzo l’aumento dell’Iva deciso dal governo, ha optato per un deciso e antipatico ritocco all’insù delle tariffe. Che, lo ricordiamo, erano già salate, esose.
Con una rapidità degna di altra causa,

già sabato il pedaggio al casello di Grandate era passato da 1,90 a 2 euro. Altro che 1% di Iva in più.
L’imprevisto aumento dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto è stato insomma il pretesto per un “ritocchino” in eccesso. Per un aumento di tariffe già parecchio elevate, tanto da far concorrere l’autostrada Como-Milano per il titolo di arteria più cara d’Italia.
La via di comunicazione con il capoluogo lombardo presenta infatti parecchie incongruenze. Sul fronte dei costi, come si diceva, è decisamente cara: volete entrare a Grandate e uscire a Fino Mornasco o a Lomazzo? Usate l’autostrada come sorta di tangenziale tutta interna alla provincia, per non intasare strade ordinarie già caotiche? Due euro, sempre e comunque, anche solo per affacciarsi, per percorrere pochissimi chilometri.
Se invece entrate a Como e uscite a Milano – o viceversa – pagate all’ingresso, ma anche in uscita. Un’assurdità. Una sorta di gabella medioevale, incurante del tragitto percorso e dei chilometri. Che i solerti amministratori di Autostrade per l’Italia insieme a quelli che amministrano le tratte di tutto il Paese hanno ritenuto comunque insufficiente. Ed ecco, quindi, alla faccia della matematica, che un aumento dell’Iva di un punto percentuale, dal 20 al 21%, si è tradotto in dieci centesimi di euro in più alla barriera autostradale di Grandate.
E pensare che proprio in questi tempi sono parecchi i comaschi che si interrogano sul reale valore del pedaggio. Lo fanno alla luce dei disagi creati dai lavori per la terza corsia; per i limiti di velocità tragicamente bassi e per le multe conseguenti a chi sgarra.
Insomma, già prima dell’aumento del pedaggio introdotto sabato ci si chiedeva: ma questa è un’autostrada? E visto che la risposta per molti è un “no” categorico, non sarebbe il caso di annullare i pedaggi sino alla fine dei lavori? Illusi, noi e tutti quelli che hanno anche solo immaginato una soluzione simile: non solo si paga, ma da qualche giorno si paga pure di più. Più di ogni giustificazione matematica, certamente più di quanto oggi valga il “servizio” tra cantieri, limiti e rallentamenti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.