Una intera famiglia comasca a processo a Lugano. Tra le accuse il tentato omicidio dei figli e del marito
Cronaca

Una intera famiglia comasca a processo a Lugano. Tra le accuse il tentato omicidio dei figli e del marito

Una intera famiglia di Como ma residente a Chiasso (moglie, marito e il suocero) a processo di fronte ai giudici elvetici per reati gravissimi. Le accuse rivolte alla moglie parlano del tentato omicidio del marito ma anche dei figli (cui vanno aggiunte contestazioni di lesioni, abbandono, coazione ed altro); accuse di abbandono, coazione e lesioni anche per il marito, violazioni varie per il suocero della donna. Un quadro dell’orrore, quello dipinto dagli inquirenti ticinesi, che porterà la famiglia a processo poco prima di Natale.
Eppure, in quell’atto d’accusa lungo ben 20 pagine con una serie infinita di accuse (compresa quella di lanciare ciabatte di plastica ai figli, che non pare proprio un fatto assai grave), qualcosa secondo le difese stride. Come pure stridono le foto sorridenti dei quattro figli della coppia (postate su Facebook), per nulla intimoriti da quei genitori dipinti come “mostri”.
Insomma, sarà davvero una battaglia legale quella che attende accusa e difesa nell’imminente processo in quel di Lugano, parti che mai come in questo caso paiono su posizioni agli antipodi, qualificando gli stessi episodi in modi completamente opposti. Al processo, intanto, si arriverà con la moglie detenuta addirittura dal gennaio del 2017.
Carcerazione nata dall’ultimo fatto che risale al 22 novembre del 2016 a Chiasso. Al termine di un diverbio in casa, attorno alla tavola della cucina, la donna lanciò un piatto di pastasciutta contro il marito, reo di non volerla mangiare. Il marito reagì, prendendo per i capelli la consorte che a sua volta impugnò un coltello per allontanare l’uomo. Per gli inquirenti svizzeri in questo episodio non ci sarebbe alcuna legittima difesa, bensì si tratterebbe di tentato omicidio della moglie nei confronti del marito. Anche senza un taglio refertato quantomeno dal pronto soccorso. Ed è per questo fatto che la donna, madre di quattro figli, è in carcere da quasi due anni.
Alla mamma vengono poi contestati altri sei tentati omicidi dei figli, per il già citato lancio di ciabatte di plastica, ma anche per aver colpito più volte i bambini.
Alla donna vengono sollevate anche accuse di abbandono, per aver lasciato un figlio nella culla «per periodi prolungati e non interagendo con lui». Mentre una delle accuse rivolte al nonno è quella di aver autorizzato una maestra (che si era lamentata perché il nipote diceva parolacce) a «passare alle vie di fatto con lui».
«Questa di cui stiamo parlando è una vicenda francamente assurda e surreale – tuona al riguardo l’avvocato Roberto Rallo – Interpretare con rigore formale vicende di una famiglia che ha certamente problemi, lascia davvero perplessi. E allora dobbiamo dire che questa madre, tanto per iniziare, non voleva maltrattare nessuno, anzi mandava avanti da sola la famiglia, alzandosi all’alba alle 5 per andare al lavoro, tornando a casa alle 3 del pomeriggio, preparando il pranzo per tutti per poi sentirsi anche criticata per quello che aveva cucinato. Ecco il motivo del lancio del piatto di pasta. Ma come si fa a non comprendere i perché di un gesto, interpretandolo solo con rigore formale?». Il legale del foro di Como è un fiume in piena: «Dico solo che alla mia assistita viene contestata anche la coazione perché imponeva ai figli di mettere a posto la cameretta».
Chi avrà ragione tra le due parti oggi più che mai su fronti opposti? La risposta ai giudici di Lugano.

20 Novembre 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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