UNA LOTTA PER LA VITA CHE E' ANCHE LA NOSTRA

di MARIO GUIDOTTI

Speranza per Marisol Soraya
Forza piccola creatura. Resisti e facci veder che non tutto va sempre male. Facci vedere che la vita può vincere. Tu che hai conosciuto da vicino la morte prima di vedere la vita, rappresenti la speranza, la continuità, il senso ultimo in una vicenda che senso non sembra averne affatto, se non quello di un dolore senza limiti per chi deve rimanere a sopportarlo.
Questa sciagura stradale sembrerebbe uno tra i tanti orrori che questa estate inoltrata ci offre quotidianamente. Annegamenti, incidenti
, violenze, omicidi.
Quasi facciamo l’abitudine e giriamo la pagina di giornale senza approfondire, salvo un’accennata smorfia nella mimica facciale. Ma se superiamo l’orrore ci accorgiamo che nell’incidente di Villa Guardia c’è qualcosa di diverso. Non solo perché è avvenuto nel nostro territorio, così maledettamente prodigo di sciagure stradali, ma perché qui la partita tra la vita e la morte non si è chiusa subito.
La lotta per la sopravvivenza di quella neonata è un filo molto più robusto ed importante della sola notizia. È la speranza di tutti noi, il grimaldello per dare un senso anche alla sventura più grande.
La bimba sta lottando tra la vita e la morte, il nostro spirito è con lei e con gli operatori sanitari che stanno facendo il possibile e l’impossibile.
Non so con quali notizie ci saremo svegliati questa mattina, ma comunque ora la bimba, seppur prematura e gravissima, è viva e anche se questo non ci basta e la vorremmo viva per sempre, il fatto che il suo cuore sia uscito pulsante da quell’incidente ci alleggerisce l’animo e ci offre un dono che sembrava morto con la sua mamma: la speranza.
Sperare con lei adesso può sembrare poco ma è tantissimo. Non solo per i suoi familiari, ma per tutta la comunità che si stringe di fronte a una cronaca così crudele.
Ci sia consentito poi un pensiero per i sanitari che hanno gestito l’emergenza.
Avere il coraggio di praticare un parto cesareo in quelle condizioni la dice lunga non solo riguardo alla preparazione, ma anche il coraggio, la capacità decisionale di una dottoressa che seppur sostenuta da una squadra, ha affrontato una situazione e preso da sola decisioni che, comunque andranno le cose, hanno dato la misura della grandezza di una professione troppo spesso vituperata, umiliata, dileggiata.
Anche in questo terribile contesto di morte e di dolore vogliamo leggere quindi messaggi di positività. La vita che in qualche modo esce da quella catastrofe e prova a dare una speranza di continuità, e l’eroismo di un gruppo di medici e infermieri che, con competenza e coraggio, raccoglie la bandiera della speranza e restituisce alla categoria una dignità troppe volte calpestata.

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