Una notte di follia al Sinigaglia. Feriti tra forze dell’ordine e tifosi

Scontri tra ultras prima e dopo il match amichevole. Il momento più delicato alla fine dell’incontro. Un supporter lariano accoltellato a una gamba
{youtube}xQJCqk4lGNA|260|180{/youtube} La serata della follia. Quella che doveva essere una “semplice” amichevole estiva, con tantissimi bambini allo stadio quanti non se ne vedevano da tempo, si è trasformata in una guerriglia urbana. Con fumogeni sparati dagli ultras per le strade e le famiglie, attonite, ad abbandonare il Sinigaglia tra lo spavento dei più piccoli. La festa di Como-Inter, con oltre 7.500 persone allo stadio – numeri che non si registravano da un decennio – si è chiusa con un bollettino allucinante: cinque persone
ferite, due agenti della polizia e tre tifosi. Nessuno, per fortuna, in gravi condizioni. Ma la domanda rimane: come è possibile, per un match estivo, che un branco (e la parola “branco” non è usata a caso) di pseudo-tifosi possa rovinare la serata della stragrande maggioranza delle persone giunte al Sinigaglia con il solo intento di passare qualche ora di svago mostrando ai bambini, da vicino, quei campioni che altrimenti vedrebbero solo sulle figurine? La risposta andrebbe girata ai delinquenti in azione martedì sera, su cui la Questura sta ora indagando visionando le immagini delle telecamere e le fotografie.
Due tifosi dell’Inter sono già stati individuati e per loro a breve potrebbe partire il Daspo, ovvero il divieto di assistere ad ogni tipo di manifestazione sportiva. La loro posizione è stata segnalata alla Questura di Milano.
Ma il numero degli imbecilli individuati dalle forze dell’ordine potrebbe – si spera – aumentare di molto.
ORE 19, IL PRIMO CONTATTO
Tutto inizia all’arrivo del treno degli ultras dell’Inter alla stazione di Como San Giovanni con circa 200 tifosi, a cui si aggiungono un gruppo di varesini. Neroazzurri e biancorossi sono tifoserie storicamente avverse a quella lariana. Il corteo – scortato dalle forze dell’ordine, circa 80 uomini – si avvia verso lo stadio. All’altezza dell’incrocio con viale Rosselli il gruppo si ferma di proposito e viene notato dagli ultras del Como – circa 300 – che si avvicinano cercando il contatto. Ne nasce un primo tafferuglio in cui un agente della Digos rimane ferito da un colpo scagliato con l’asta di una bandiera. Il peggio però viene scongiurato e le tifoserie prendono posto nelle curve.
ORE 22, SCOPPIA IL CAOS
Dopo 90 minuti di sfottò continui tra le opposte fazioni, arriva il triplice fischio finale. Lo stadio lentamente si svuota. Il servizio d’ordine, per evitare contatti tra ultras, ha fatto giungere al Sinigaglia dei pullmini su cui caricare gli interisti e scortarli verso la stazione. Una cinquantina di nerazzurri, tuttavia, riesce ad eludere il controllo e si mischia agli altri tifosi della tribuna che stanno lasciando lo stadio. Passando inosservati, raggiungono l’angolo tra viale Rosselli e via Masia, dove incrociano i supporter del Como appena usciti dal Sinigaglia. Inizia il finimondo. Spuntano pietre e coltelli. Un lariano viene pugnalato alla gamba, altri due supporter (uno non è nemmeno un ultras) vengono colpiti alla testa da alcune pietre. Anche un agente di polizia viene ferito alla schiena con un oggetto contundente, probabilmente anche in questo caso l’asta di una bandiera. Nell’aria si respira solo l’odore acre dei fumogeni. Alla fine il conto totale è di cinque feriti (due poliziotti e tre tifosi tra i 20 e i 36 anni) e di tanto spavento per le famiglie e i bambini che loro malgrado si sono trovati a condividere il ritorno a casa con un branco di violenti. Il calcio in Italia, purtroppo, è anche questo.

Mauro Peverelli

Nella foto:
LA VIOLENZA E LA CORNICE. Il colpo d’occhio della tribuna centrale dello stadio martedì sera per l’amichevole tra la squadra azzurra e l’Inter di Andrea Stramaccioni

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