Lettere

Una paura assurda demonizza gli italiani

Non esiste un’Isola Ticino

La globalizzazione c’è. Crea disagio e paure. Negli scorsi anni, alcune importanti sicurezze dei ticinesi sono venute meno: la prosperità diffusa e un lavoro garantito e ben remunerato.
Una parte politica, e poi un intero blocco sociale, hanno demonizzato l’Italia, la Lombardia, Milano sostenendo che venivamo attaccati e invasi dai frontalieri. La demonizzazione ha fatto in modo che in Ticino e a Lugano fosse edificato un muro simbolico – qualcuno voleva persino costruire un vero e proprio muro di mattoni, alto 4 metri – un muro di incomprensione che porta solo svantaggi ai ticinesi.
Dimenticando che sono anzitutto taluni imprenditori ticinesi – non tutti, per fortuna – che assumono i frontalieri con salari più bassi per ridurre le paghe a tutti. Gli stessi imprenditori che non vogliono saperne di contratti collettivi e salari minimi che mirano invece a mitigare la lotta fra i “poveri” e ridare dignità a tutti.
La demonizzazione della controparte italiana – vero capro espiatorio di chi si illude di potersi salvare in una sorta di Isola Ticino – ci impedisce di capire che è con la collaborazione, oggi, che il Ticino e Lugano possono trovare veri vantaggi.
Più avremo paura, meno collaboreremo sulla frontiera. E meno riusciremo a salvarci dagli effetti della globalizzazione e da chi vi lucra. La soluzione sta nella collaborazione, per affrontare e trovare soluzioni concrete sui temi dei frontalieri, ma anche per la piazza finanziaria, per i trasporti, per la salvaguardia dell’ambiente.
Milano è il motore dello sviluppo a Sud delle Alpi e lo snodo principale di produttività e reti verso il bacino mediterraneo e oltre. Anche se oggi dobbiamo constatare l’enorme incertezza politica che vi regna, l’Italia è il secondo partner economico della Svizzera. Sottostimare o, addirittura, ignorare e combattere il principale partner economico del Ticino e di Lugano sarebbe suicida, visti anche i numerosi nuovi arrivi di aziende italiane in Ticino, che devono trovare le condizioni quadro adatte, nel rispetto delle condizioni dei lavoratori residenti.
Finora si è preferito gridare al lupo, promuovendo il timore e la rassegnazione, rifuggendo le soluzioni concrete che non avrebbero più consentito di lucrare sui voti impauriti dei ticinesi e dei luganesi. La paura, e chi la fomenta, è sempre cattiva consigliera. Invece, l’unica soluzione per combattere gli effetti perversi della globalizzazione è di riprenderci in mano il nostro destino.

Sergio Roic, candidato del PS al Municipio di Lugano

31 marzo 2013

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