Una pila di ritardi che lascia al buio

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Lascia sconcertati il ritardo nei lavori per il ripristino della piena agibilità del Tempio Voltiano. I problemi, per il monumento che ricorda l’inventore della Pila e che è nel contempo il museo più visitato di Como, sono iniziati il 3 luglio 2014 quando si verificò un distacco d’intonaco che, da allora, limita l’apertura della struttura a metà. Il primo piano, dove è “raccontata” la figura di Volta e dove fanno bella mostra  di sè lettere, effetti personali e onorificenze, è inaccessibile. Anche un’area a pianterreno è transennata. Dopo quattro anni e mezzo non è successo niente (se questo è il passo delle amministrazioni pubbliche, c’è da chiedersi quanto occorrerà per ricostruire il Ponte Morandi di Genova… Altro che un anno!). Il fatto è che nel caso del Tempio Voltiano il Comune ha stanziato 100mila euro, ma il progetto, il parere obbligatorio e vincolante della Soprintendenza e l’affidamento dei lavori ancora non ci sono. Palazzo Cernezzi, di ritardo in ritardo, aveva garantito l’avvio del cantiere entro fine 2018, giusto in tempo per riaprire nella prossima primavera. Siamo a gennaio 2019 e l’unica certezza è che la progettazione non sarà più interna agli uffici comunali, ma si farà ricorso a un progettista esterno. Se per le grandi opere i tempi infiniti sono motivo di rabbia e di frustrazione, nel caso del Tempio Voltiano il mancato intervento è anche demoralizzante. E lo è, a maggior ragione, se si pensa che in questo caso le risorse ci sono; se si pensa ai 25mila visitatori in media all’anno; all’importante punto di riferimento turistico e culturale anche per scuole e studiosi; alla memoria e all’onore, perché no?, dovuti al grande comasco a cui è grata l’intera umanità. L’edificio è stato progettato dall’architetto Federico Frigerio e donato alla città dall’imprenditore Francesco Somaini (allorchè esistevano ancora i mecenati) perché quando andava all’estero era stanco di sentirsi ricordare che a Como, durante l’Esposizione del 1899, erano bruciati i cimeli di Volta. Detto e fatto, volle che quei cimeli (145) fossero fedelmente ricostruiti e che insieme con i 60 superstiti dal disastroso rogo fossero esposti nel Tempio di stile neoclassico inaugurato il 15 luglio 1928 e costato, secondo quanto annotano le cronache del tempo, quattro milioni di lire pagati di tasca propria dallo stesso Somaini. Già il 17 settembre 1927, però, 61 fisici provenienti da 14 diverse nazioni di tutto il mondo, 12 dei quali erano Premi Nobel, convenuti a Como per rendere omaggio a Volta, lo visitarono in anteprima. In novant’anni, evidentemente, siamo diventati specialisti in trascuratezza, scarsa consapevolezza e mancanza di visione complessiva della città.

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