UNA PISTA CICLABILE SULLA MITICA STRADA DEL GHISALLO. IL PROGETTO TANTO ATTESO RESTA UN SOGNO NEL CASSETTO

RISPONDE RENZO ROMANO:

Con le belle giornate di primavera, percorrere in auto la provinciale 41 Vallassina la domenica mattina comincia a essere un’impresa. Gruppi di ciclisti, diretti al Ghisallo o al Tivano, affiancati a due, a tre o anche più, procedono incuranti del pericolo rappresentato dalle automobili che muovono nella loro stessa direzione. Ai conducenti di queste spetta la responsabilità di sorpassarli, essendo non raramente costretti a spostarsi nell’altra metà della carreggiata, contromano.
Nel 2000 l’assessore regionale agli Affari Generali aveva annunciato per il 2002 la realizzazione di una pista ciclabile Milano-Ghisallo, per la quale si diceva fossero stati stanziati due miliardi di lire. Sarebbe interessante sapere se quel provvidenziale progetto, ancorché in ritardo di una decina di anni, rimane ancora negli intenti della Regione, o se tutto si è risolto con qualche breve tracciato realizzato qua e là, soprattutto in piano.

Bruno Faccini

Caro lettore,
il “Ghisallo”, solo a nominarlo, mi emoziono. Chiudo gli occhi ed ecco, li rivedo tutti i più grandi campioni delle due ruote volare leggeri, eterei sulle sue curve, mentre gli altri onesti pedalatori arrancano pesanti, tristi, scavati dalla fatica. Fausto Coppi, l’airone come lo definiva Brera per sottolinearne l’umana fragilità a fronte delle classe divina che gli valse  quel “campionissimo” riservato solo a lui; Ginettaccio Bartali, toscanaccio brontolone rivale acerrimo di Coppi; Gimondi sfortunatissimo a trovare sulla sua strada il belga Eddie Merckx, vorace “cannibale”, perché mai sazio di vittorie; e, ancora, l’esile impalpabile Anquetil, il bel Bobet, Robic “testa di vetro”, Van Stemberghen che in volata non ce n’era per nessuno.
Fra questi “miti” Fiorenzo Magni, campione vincente e amato nonostante i suoi avversari fossero gli inarrivabili Coppi e Bartali. Era invalsa l’usanza da parte dei ciclisti di donare al Santuario della Madonna del Ghisallo i propri cimeli quali biciclette, maglie, trofei, foto. Fra queste le storiche biciclette di Coppi, Bartali, Merckx, Moser… Ebbene proprio a Magni venne allora l’idea di costruire un Museo dove esporre tutti quei cimeli. E fu così che nel 2006 venne inaugurato il “Museo del ciclismo” eretto di fianco al Santuario. L’indirizzo della strada che porta al museo non poteva che essere “via Gino Bartali”. Tra l’altro la Madonna del Ghisallo, cui è dedicato il Santuario posto alla fine della salita che parte da Bellagio, è la protettrice dei ciclisti.
Da allora il già notevole flusso di appassionati delle due ruote che vogliono provare l’ebbrezza e l’emozione di fare la salita del Ghisallo è ulteriormente aumentato.
E qui entra in gioco lei, caro lettore. Il giorno dell’inaugurazione, Fiorenzo Magni rispondendo a una domanda di un giornalista  che gli chiedeva se avesse ancora un sogno da realizzare dopo il museo, disse: «Sì, una pista ciclabile da Milano alla Madonna del Ghisallo. Finora ci sono 20 chilometri, ne mancano 40, ma c’è un progetto della Regione per realizzarlo. E penso a un parcheggio di biciclette alla stazione delle Ferrovie Nord di Asso per coloro che vogliono effettuare la scalata. Non solo con biciclette normali, ma anche con bici elettriche per permettere a tutti, anche ai meno performanti, di affrontare i disagi della salita».
L’appello di Magni non è stato inascoltato al punto che la Regione Lombardia ha deliberato nel 2009 una legge sulla “mobilità ciclistica” e stanziato 4,5 milioni di euro per la realizzazione di nuovi tratti  di piste ciclabili. La legge ha lo scopo di promuovere una “cultura della bicicletta” attraverso il cofinanziamento di progetti che permettano di ovviare alla frammentarietà delle piste ciclabili esistenti realizzando nuovi tratti di piste ciclabili, collegandole fra loro e con il sistema del trasporto pubblico locale. Possono presentare domanda le Province, i Comuni, gli Enti gestori dei parchi regionali e locali, le Comunità Montane, anche a seguito di intese con soggetti privati e altri enti pubblici. Ogni ente può presentare una sola proposta di progetto, il cui costo complessivo sia compreso tra i 50mila e i 500mila euro. In generale, può essere richiesto un contributo fino alla concorrenza massima del 50% della spesa.
A proposito della pista ciclabile Milano-Ghisallo, di cui lei parla, si tratta solo di una delibera di giunta del 2002 relativa a un progetto di rete ciclabile regionale mai approvata dal consiglio e quindi non attuata. Dalla giunta venne prodotto un “Manuale per la realizzazione della rete ciclabile regionale” nel quale tuttavia non ho trovato alcun riferimento specifico al tratto Milano-Ghisallo.
Quello delle “piste ciclabili” è un problema di difficile soluzione, tuttavia ineludibile che riguarda tutte le città. In Italia oggi circolano circa 11 milioni di biciclette. Nel 2010  sono morti ben 263 ciclisti per incidenti stradali. In questa funesta classifica siamo i terzi in Europa preceduti solo da Germania e Polonia.
La realizzazione di apposite piste riservate ai ciclisti comporta gravi difficoltà economiche oltre che  tecniche. Nel caso della salita del Ghisallo una pista riservata ai cicloturisti sarebbe auspicabile, ma la strettezza della strada ne rende difficile la realizzazione. La scelta di percorsi alternativi sembra in questo caso la soluzione giusta.
La mancanza di piste ciclabili è molto sentita anche nel nostro territorio. Io, vecchio ciclista con capelli e baffi bianchi, giro in città con la mia fedele bicicletta nera con freni a bacchetta e niente cambio. Spesso oso portare con me uno dei  miei nipotini; dico oso perché ogni volta che devo percorrere via Milano o via Mentana sento la necessità di raccomandarmi al Cielo. Il rischio di essere arrotati da un bus o soffocati dai pestiferi gas di scarico è incombente. Sogno le piste ciclabili che a Como sono in numero risibile. Spero di trovarne traccia nel decalogo delle intenzioni del prossimo sindaco.
Intanto continuo a segnarmi, dribblare pedoni, scansare bus, respirare a bocca chiusa. Ancora più pericolosa è la vita dei ciclisti che si avventurano fuori città. Spesso percorro la bellissima – sottolineo il mio apprezzamento – pista ciclabile che collega Villa Olmo a Tavernola (a proposito che cosa si aspetta a prolungarne il percorso almeno fino a Cernobbio?); ebbene rimango impressionato dai pericoli che incombono sui numerosi e affollati gruppi di ciclisti con le loro multicolori magliette, bardati di tutto punto che, sulle loro amatissime  biciclette, vedo sfrecciare sulla strada a stretto contatto con la invadente prepotenza di automobili arrembanti.
Immagine che lei, caro lettore, sia uno di quei coraggiosi. Dalla mia ricerca di informazioni, per rispondere alla sua lettera, è emersa  una seria “intenzione” da parte della Regione di occuparsi del problema dei ciclisti. Il problema è sotto gli occhi di tutti,  impossibile ignorarlo o fingere di non accorgersi.
Illuminante una battuta di Eddie Merckx, il cannibale: «Quando la strada sale non ti puoi nascondere».
Il monito vale per tutti.

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