Una polemica strumentale che sbaglia il bersaglio

altLa riflessione di Mario Guidotti
Potevano attaccarci su tante storture tipiche della nostra nazione: i trasporti, la viabilità, le pari opportunità, l’incuria del territorio, il debito pubblico, il sovraffollamento carcerario, che so, persino la cattiva manutenzione degli asfalti.
Ma criticare in maniera strumentale, per meschino calcolo elettorale, il sistema sanitario italiano è stato da parte dei nostri vicini elvetici un grossolano errore. Peggio ancora: un gravissimo autogol.
Nella polemica elettorale in vista di un referendum per la cassa unica di malattia, infatti viene gettato discredito con sgangherati slogan che inneggiano: “No a una Sanità all’italiana!”. 

 

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano è, per lo stesso giudizio dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), tra i più performanti al mondo.
Si colloca al secondo posto nelle classifiche per efficacia (risultati su obiettivi) ed efficienza (risultati su risorse).
Per dirne una: Obama per riformare il sistema sanitario Usa ha chiamato, tra gli altri, esperti italiani. Per dirne due: ai tempi della variante giovanile della mucca pazza (encefalite spongiforme trasmessa dalla carne bovina agli umani), non tanti anni fa, grazie alle sinergie delle Asl italiane nel controllo tra rischio zooprofilattico e contagio umano è stata bloccata sul nascere l’infezione, mentre in Gran Bretagna trentenni e quarantenni morivano di malattia. Per dirne tre: il volume delle pubblicazioni mediche italiane nel mondo è al terzo posto assoluto, non solo per quantità ma anche e soprattutto per qualità, misurata per “impact factor”, che mal tradotto significa fattore impattante per peso scientifico della rivista che pubblica quel lavoro.
I colleghi svizzeri, pur bravissimi, si collocano a diverse lunghezze nella stessa graduatoria.
Senza contare che la sanità italiana è universalistica, si rivolge cioè a tutti, al di là dei redditi e delle capacità economiche, finanziata dalla fiscalità generale nazionale. Che significa che non solo curiamo bene, ma curiamo tutti, a prescindere, o come si usa dire oggi, “senza se e senza ma”, mentre da qualche parte del mondo, magari neanche a tanti chilometri di distanza, prima di aprire un addome o un torace in sala operatoria si apre la carta di credito.
Oltretutto la campagna denigratoria è in corso in un territorio che confina con la regione italiana più virtuosa in àmbito sanitario, non solo per produzione scientifica in campo medico, ma anche per pareggio di bilancio del Servizio Sanitario Regionale.
Certo, abbiamo anche noi le nostre storture, abbiamo singoli casi di malasanità (ma anche tanti di malagiustizia, malapolitica, malainformazione etc.), facciamo i nostri errori e siamo fallibili. Ma se fino a 20-30 anni fa era possibile e a tratti probabile trovare qualche ricco italiano nelle cliniche ticinesi, è oggi cosa certa incontrare cittadini svizzeri nei grandi ospedali lombardi per curarsi.

Nella foto:
Sanità italiana sotto accusa da parte svizzera in vista della possibile riforma della “mutua”

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