Una provincia e una nazione che non si arrendono

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Si delineano aspetti diversi del Covid-19 sulle nostre vite, presenti e future. Di ordine pratico, relativi all’ambito sanitario e a quello economico, e anche di ordine psicologico. Tra i tanti, in questi giorni, anche a Como, ne spiccano tre. Il primo riguarda la dedizione di medici e infermieri. È qualcosa di straordinario, che va oltre i doveri della professione. Tutti noi conosciamo operatori di queste categorie che si sono ammalati di Coronavirus. E sappiamo che qualcuno non ce l’ha fatta.

I loro nomi, i loro volti, la credibilità e il prestigio che hanno costruito in decenni di servizio, ci sono noti ed evidenti. Sono riferimenti assoluti della nostra salute in tempi normali; lo sono a maggior ragione in questo periodo di infernale pandemia in cui rischiano più di altri per non venir meno a quella che un tempo era comunemente chiamata “vocazione” e che mai come oggi sembra una definizione non retorica. Sul nostro territorio ci sono dottori di famiglia che nel fine settimana fanno turni alla guardia medica. Altri camici bianchi e infermieri vivono praticamente negli ospedali. Il loro impegno, oltre che prezioso per l’impatto diretto che ha, è una grande consolazione perché ci fa sentire seguiti, curati, meno insicuri. Non è scontato fino al punto in cui si sta esplicando.

Il secondo aspetto, rimasto finora inevitabilmente sullo sfondo per via dell’aggressività sulle nostre vite del Covid-19, è quello economico e del lavoro. Abbiamo vissuto anni recenti, tanti, di difficoltà e di crisi. Ciò che ci aspetta quando il virus sconosciuto avrà finito di imperversare è una situazione di economia post-bellica. Ne abbiamo già sentore in questi giorni di doverose sospensioni di attività, con l’inevitabile raffica di richieste di cassa integrazione e di sospensione o riduzione dei canoni di locazione di negozi e ristoranti. Per generazioni che non hanno conosciuto la guerra, il “dopo” di questo incubo ancora lontano da svanire, sarà qualcosa di simile al 1945.

Si tratterà di capire quanto saremo aiutati dal governo e dall’Europa e quanto saremo capaci di attrezzarci per una situazione inedita, con la stessa determinazione e con lo stesso spirito di sacrificio dei nostri padri e dei nostri nonni.

Da ultimo, come nota più lieve, due parole sugli appuntamenti quotidiani di tanti comaschi, dai balconi delle case e dei condomini, con le bandiere tricolori, le canzoni “sparate” con gli altoparlanti, con l’immancabile inno nazionale e i battimani finali. I “flash mob” assumono in questo caso un significato e un valore particolare. Sono un insieme di tanti stati d’animo diversi: senso di condivisione, smarrimento, speranza, appartenenza, riconoscenza. Sono momenti solo apparentemente ingenui, trasversali a tutte le età. E quei saluti scambiati da lontano, gli uni verso gli altri, sono un po’ anche il senso di una provincia e di una nazione che non si arrendono.

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