Una raffica di ordini annullati. Poi la ripresa

Il mercato in ginocchio
Quasi 3mila vittime. A dieci anni di distanza dall’11 settembre è questo il bilancio degli attentati terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono.
Un tragico bollettino, al quale vanno aggiunte le conseguenze socio-politiche e perfino economiche di quello che rimane il più grave e inaspettato attacco diretto agli Stati Uniti d’America. Conseguenze arrivate perfino sul Lario, dove per alcuni mesi il tessuto produttivo ha dovuto arginare il tragico effetto dell’11 settembre.
«A dieci

anni di distanza posso dire che le ripercussioni non sono mancate nel nostro settore. Per quasi due anni, gli americani non si sono fatti vedere – racconta Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como – Una tragedia del genere, del resto, ha tolto loro la voglia di fare tante cose, compresa quella di fare acquisti».
Legato a doppio filo alle presenze turistiche, drasticamente calate nei mesi successivi, il settore del commercio comasco non è stato l’unico a subire una battuta d’arresto. «In poche ore, entro sera, era arrivata una raffica di annullamenti degli ordini americani, azzerando tutto quello che avevamo in nota – ricorda l’imprenditore tessile ed ex presidente di Confindustria Como Ambrogio Taborelli – La situazione, però, si è ripresa in fretta, in poche settimane sono arrivate le chiamate di riconferma e piano piano siamo tornati alla normalità».
Nella maggior parte dei casi, però, la sospensione dei rapporti commerciali non è durata a lungo, caratterizzando solo i mesi immediatamente successivi.
«La tragedia dell’11 settembre si è inserita in un momento di recessione iniziato nella primavera del 2001. Al di là dello shock iniziale, però, non ricordo particolari influenze sul sistema economico – spiega l’imprenditore tessile Moritz Mantero – I problemi sono arrivati nel 2008, con il fallimento di Lehman Brothers».
«Non posso dire che non ci siano stati scompensi immediati. Per alcuni mesi ci sono stati progetti sospesi e alcune aziende hanno rimandato gli investimenti negli Usa – gli fa eco Silvio Santambrogio, ex presidente del Clac – ma in realtà tutto si è ripreso piuttosto in fretta e, anzi, dal 2002 al 2007 abbiamo avuto gli anni migliori per le aziende del mobile. I problemi sono cominciati nel 2008, con l’avvento della crisi».

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