Una riforma alla volta, purché sia compiuta

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di Marco Guggiari

Una cosa alla volta, ma in rapida successione. Dovrebbe essere questa la massima da fare propria alla fine degli “Stati generali” indetti dal governo. Sì, perché, dopo questa consultazione e dopo tutto il resto che l’ha preceduta si dovrà pur passare ai fatti, con coraggio e di buona lena.

Vediamoli questi fatti. Per esempio, la riforma della sanità. Serve un modello diverso, che includa servizi intermedi tra il medico di famiglia e l’ospedale. È un contesto di cui non disponiamo e che la pandemia ha reso indispensabile, ma serve anche per i tempi normali. Intanto il nuovo direttore generale del settore per Regione Lombardia propone un’alleanza tra medici ospedalieri e medici di famiglia per monitorare i pazienti post-Covid.

Questo aspetto finora non ha funzionato. E, per inciso, è cosa buona che una mozione del consiglio regionale, votata da tutti, impegni la giunta a rimborsare i tamponi obbligatori fatti in seguito ai test sierologici risultati positivi. E che il rimborso avvenga anche nel caso in cui l’esito dei tamponi sia poi negativo. Finora non è così, quasi che sia una colpa non avere il tampone positivo.

La scuola è un altro grande malato italiano. Nei giorni scorsi sono iniziati esami di maturità un po’ surreali, per la prima volta senza scritti. Si è preferito rinunciare al tema, che poteva invece svolgersi con il giusto distanziamento e senza gli assembramenti ormai pacificamente accettati in occasione di aperitivi, pizzate di gruppo e festeggiamenti successivi alle finali di Coppe calcistiche.

Il tema doveva essere previsto, perché è il modo migliore per capire qualcosa di un ragazzo che arriva al traguardo della maturità. In più, una riflessione scritta sul coronavirus avrebbe aiutato a capire come l’hanno vissuto i giovani, in nome dei quali parliamo sempre tutti senza però chiedere direttamente a loro. È inoltre risaputo che la scuola sia il settore più dimenticato, e non da oggi. Si sono stanziati a suo favore un miliardo e 400 milioni, meno della metà di quanto previsto per l’ennesimo salvataggio di Alitalia.

Poi c’è la pubblica amministrazione, sempre evocata e mai riformata. Un eterno impasto di burocrazia e scartoffie che costringono a lentezze anche gli impiegati più diligenti. Le sue difficoltà si ripercuotono su tutti i processi che riguardano i cittadini, le aziende e lo Stato. Non è un caso che proprio numerosi uffici di questo tipo siano tuttora chiusi anche a Como, con conseguenze negative e frustranti per gli utenti.

Potremmo proseguire a lungo, ripetendo cose già lamentate per iscritto su cassa integrazione, bonus, crediti garantiti alle imprese… Limitiamoci, in sintesi, a dire che non basta approvare decreti e leggi e mostrarsi contenti. L’attuazione è un’altra cosa ed è la fase decisiva, quella che troppo spesso manca o è carente.

Gli “Stati generali” non possono quindi partorire un topolino e questo Paese non può galleggiare in attesa che alcuni partiti risolvano i loro problemi interni. Intanto, che la situazione sia cambiata rispetto alle fasi precedenti del Covid-19 è dimostrato dalla serie di futili polemiche e dalla ripresa di rivelazioni e intrighi che avevamo messo tra parentesi per qualche mese. Non è necessariamente un buon segno.

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