Una ripresa Difficile

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di Giorgio Civati

Anche se il calendario non lo dice, per molti versi è questo l’inizio dell’anno. Settembre, con la ripresa dopo le ferie e una decina di mesi almeno di fronte di possibile attività.

È inizio di anno per gli studenti e le scuole in genere ma anche per molte altre attività, comprese le amministrazioni pubbliche. E quindi lo è per Como, che ha iniziato in maniera tragica questo periodo, con la sconvolgente uccisione di don Roberto Malgesini per mano di uno di quelli che il “prete degli ultimi” aiutava da anni.

Per la città il periodo è difficile: Como viene da mesi di immobilismo sul fronte del pubblico, con strascichi di decenni ma anche nuove grane e la svolta – una svolta sempre più necessaria – non può essere rimandata oltre. Non basta, infatti, la ripresa dei lavori per le paratie. Vero, passare sul lungolago e vedere finalmente qualche operaio all’opera rende fiduciosi ma il passato di errori e lungaggini non può essere cancellato, anche perché proprio il capoluogo lariano ha dimostrato tutti i suoi limiti in questa vicenda, fino a far intervenire Regione Lombardia.

Ma l’elenco è lungo: Ticosa, lido di Viale Geno, viadotto dei Lavatoi sono altre problematiche evidenti, enormi. Cui si aggiunge una quotidianità modesta, una progettualità scarsa e una visione del futuro che sembra non andare oltre il prossimo rimpasto di giunta. Opere pubbliche, lavori e asfalto non sono però l’unico fronte aperto: Don Roberto con la sua vita prima e la sua morte dopo ha in evidenza che il problema dei poveri, dei disperati – qualunque sia il colore della pelle – esiste ed è di stringente attualità. Certamente questo omicidio senza senso non ha alcuna correlazione con migranti e accoglienza, quel momento di follia poteva scattare forse anche in chiunque altro, ma il fatto che la città abbia perso una persona tra le più impegnate in questo settore deve essere l’occasione per smuovere coscienze e burocrazia.

Quei portici di chiese ed ex chiese usati come riparo devono riconquistare l’onore delle cronache per cercare e mettere in atto una vera  strategia. Se accadesse, il sacrificio di don Roberto non sarebbe vano. Questo settembre, insomma, evidenzia i soliti, pesantissimi problemi per la città, cui se ne aggiungono sempre di nuovi. Questioni pratiche ma anche umane. Buche e servizi sociali. Economia e cultura. E una ripresa appare ancora una volta difficile, un cambio di passo necessario ma non in vista.

Eppure la città di Como ha dato prova nel tempo di grandi potenzialità, di capacità invidiabili. Ha fatto molto, come singoli e a livello di territorio, dimenticarlo non sarebbe giusto. Il presente però ci pare cupo. A Palazzo Cernezzi ci mettono del loro per farsi criticare, per fare poco e male, ma fuori dal municipio c’è una città intera che può e deve dare di più.

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