Una sfida comasco-francese per la “temporary Notre-Dame”

La temporary Notre-Dame dello studio londinese

Ma dal rettore-arciprete di Parigi ancora nessuna risposta

Una temporary Notre-Dame fatta di luce e travi bruciate. Si riaccendono i riflettori sulla cattedrale di Parigi dopo il drammatico rogo del 15 aprile scorso. È il Corriere della Sera a dare notizia di un progetto che l’architetto francese Philippe Paré, dello studio internazionale Gensler di Londra, ha consegnato a monsignor Patrick Chauvet.

La questione di una Notre-Dame Temporanea non suonerà però nuova ai nostri lettori. L’architetto comasco Joseph Di Pasquale, che ha realizzato il Guangzhou Circle in Cina e firmato il Choruslife di Bergamo, lo scorso maggio aveva infatti presentato in una lettera e un video, sempre al rettore-arciprete della cattedrale parigina, la sua idea per una Notre-Dame per Parigi e per l’Africa (destinazione finale prevista per l’opera). Una chiesa erigibile in sei mesi e in grado di accogliere i fedeli fino al completamento dei lavori di ristrutturazione del duomo.

La temporary Notre-Dame di Joseph Di Pasquale


Un concept design di una Notre-Dame temporanea per sostituirne le funzioni dopo l’incendio e che Joseph Di Pasquale Architects ha realizzato con Maffeis Engineering. L’architetto, insieme con il dono dell’idea di chiesa, da realizzarsi sul sagrato, si impegna «personalmente anche nella eventuale raccolta e reperimento di fondi dalle ditte che eventualmente dovessero collaborare alla realizzazione – scrive nella sua lettera al rettore – in modo che tutto l’intervento sia senza nessun costo per la comunità di Notre-Dame. Ho anche molti colleghi architetti e amici francesi che posso coinvolgere nel medesimo spirito in questo progetto».

Di Pasquale nel suo progetto aveva coinvolto un team di ingegneri e di artisti. Nella sua lettera al rettore-arciprete, oltre a donare l’idea, presentava un primo concept architettonico all’interno di un video ispirazionale.

Da Parigi però, ad oggi, non è arrivata nessuna risposta, come ha spiegato ieri lo stesso archistar lariano.

«Io non ho ricevuto nessuna risposta da Parigi, nonostante avessi offerto non solo l’idea ma anche l’impegno per raccogliere i fondi per la realizzazione», dice.

Ora l’interesse si potrebbe riaccendere, con la presentazione della proposta degli architetti francesi di Gensler. «Sarebbe interessante fare un confronto – commenta Di Pasquale – Non mi pronuncio sulla bellezza, ma trovo che la mia idea di dare un destino definitivo nel continente africano alla struttura temporanea costruita a Parigi sia molto più efficace narrativamente e sostanzialmente invece delle “travi bruciacchiate” che hanno messo in campo loro per “raccontare” la proposta».

«Dal punto di vista di linguaggio – aggiunge – trovo l’altra proposta molto “ordinaria” e priva del carattere di religiosità mentre una casa di Dio deve essere sempre qualcosa di “straordinario”. Persino Le Corbusier, il campione dello “standard” in architettura, quando ha progettato una chiesa cattolica (casualmente un’altra piccola Notre Dame a Ronchamp) ha fatto saltare tutti i canoni del razionalismo per generare un capolavoro di “spiritualità costruita”». La sfida ai colleghi francesi è stata lanciata insomma. Comune e Arcidiocesi – si legge sul Corriere della Sera – dovrebbero rispondere alla proposta francese a settembre. La speranza è che tra un mese arrivi anche la risposta a Di Pasquale. Intanto è in corso la bonifica dell’area, pesantemente contaminata dal piombo.

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