Una situazione comica che non fa ridere

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di Giorgio Civati

Sulle grandi opere avevamo perso ogni speranza. Paratie? Nemmeno a pensarci che avremmo potuto cavarcela da soli. Ticosa? Peggio che peggio, a decenni di mutui da pagare sono seguiti proclami trionfalistici, progetti faraonici, sogni e ipotesi varie, fino alla banalità per quanto utile di un parcheggio a raso, ma la necessità di bonificare il suolo ha bloccato tutto, ancora una volta. E che dire della metropolitana leggera tra Grandate e il centro città, o quella che avrebbe potuto essere la variante di Borgovico ma poi sul tracciato ci hanno costruito sopra di tutto e di più, o ancora della tangenziale, nata monca in abbinamento alla Pedemontana e così rimasta? Ci eravamo poi messi anche più o meno il cuore in pace sulle piccolezze. Buche rattoppate? Erbacce tagliate? Verde pubblico curato e fontane pulite e funzionanti? Strade spazzate e cestini dei rifiuti svuotati quando serve? Sì, vabbè, minuzie, banalità, a volte un po’ trascurate, ma solo un po’… Ci rimaneva qualche speranza per le opere pubbliche – per così dire – medie. Tipo cambiare una tubazione dell’acqua in una via, il tratto della nuova via Borgovico per la precisione.

Che sarà mai, si potrebbe essere portati a pensare. E invece no. A Como dopo le grandi opere flop e le carenze sulle piccolezze sono riusciti a fare peggio che peggio non si poteva. Sono bastate due ore di cantiere e blocco di una corsia per paralizzare non solo quel pezzo di città ma un po’ tutta la convalle, fino a via Napoleona passando per viale Innocenzo, il lungolago, un tratto di via Torno, e poi su fino a San Fermo. Una giornata di follia, quel lunedì mattina, che potrebbe rimanere negli annali su come “non” si fa. Un cantiere evidentemente pensato male e realizzato peggio. Non fosse stata così tragica, la situazione, ci sarebbe da ridere delle spiegazioni degli amministratori cittadini, che sono andate dal “non ci aspettavamo così tanto traffico” a “speravamo andasse meglio”. Un florilegio di banalità che poteva esserci risparmiato. La situazione però non fa ridere in alcun modo. Detto del caos che due ore di cantiere hanno causato, non va dimenticato che gli allarmi erano stati molti, lanciati da più parti.

A iniziare da quella specie di assaggio di lavori che, la settimana prima, aveva evidenziato con chiarezza la delicatezza della viabilità in zona e per la città intera. Allarme non abbastanza evidente per gli amministratori cittadini, però, che hanno anche dimostrato una volta ancora di dimenticarsi alla grande di essere i rappresentanti del capoluogo, e quindi incaricati anche della funzione almeno morale di coordinamento e di traino dell’intero territorio. E invece appena fuori dal confine comunale può succedere e succede di tutto – altri lavori pubblici, autostrada perennemente intasata ancora una volta per lavori, chiusure e altro ancora – ma a Palazzo Cernezzi non se ne accorgono. Insomma, se chi governa Como voleva lasciare il segno questa volta c’è riuscito. Se in bene o in male giudicate voi.

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