Una storia tutta da riscoprire: l’Olimpia Milano è nata a Como

Il Basket Como nel 1946 Il Basket Como nel 1946

Il rapporto fra la pallacanestro e la città di Como è stato sempre difficile, per la storica carenza di strutture per poterla praticare. Ma ben pochi sanno che i primi tiri a canestro in Italia e le celeberrime scarpette rosse dell’Olimpia Milano sono nati proprio in riva al Lario.
Una storia che merita di essere conosciuta a pochi giorni dal confronto di Desio tra Cantù e Milano vinto nettamente dai brianzoli.
La pallacanestro a Como è arrivata nel lontano 1919 grazie ai fratelli Gianni e Gigi Ortelli, che installarono i primi tabelloni con canestro, nel cortile adiacente alla palestra della Ginnastica Comense 1872, che si trovava in via Unione, ora via Diaz, all’angolo di via Natta.
I fratelli Ortelli scrissero nel 1922, insieme al loro allenatore Carlo Montini, il primo libro di pallacanestro in italiano, che fu utilizzato per diversi anni per diffondere la “palla al cesto”, su tutto il suolo nazionale. Gianni Ortelli giocò la prima partita della Nazionale italiana nel 1926 e nel 1927, assieme al fratello, emigrò negli Stati Uniti, pare proprio per giocare a basket, e lì si persero le loro tracce.
Nacquero poi a Como, negli anni ’30, diverse squadre legate all’Ond (Ordine Nazionale Dopolavoro) e alla Gil (Gioventù Nazionale del Littorio), senza però raggiungere grande notorietà.
L’entusiasmo in città per la pallacanestro fu riportato dagli americani nei giorni seguenti alla liberazione del 1945: trascinatore un folto gruppo di studenti della Ymca (Young Men’s Christian Association), che aveva sede a Como nella Casa del Fascio appena liberata, davanti alla palestra Negretti.
A questo gruppo di giovani si aggregarono i comaschi Annoni, Beretta e il veneziano Enrico Garbosi, che l’anno dopo diventò l’allenatore della squadra femminile della Pallacanestro Comense, vincitrice di quattro scudetti, dal 1949 al 1953.
Nel frattempo a Milano stavano nascendo diverse squadre, fra cui la “Triestina Milano” presieduta da Adolfo Bogoncelli, finanziata con i soldi del Partito d’Azione e composta da giocatori triestini fuggiti dalla loro città dopo l’occupazione jugoslava. Nel 1946 il Partito d’Azione smise di sovvenzionare la squadra di basket milanese e Bogoncelli, che aveva una villa a Blevio, trasferì tutta la squadra in riva al Lario, chiamandola Pallacanestro Como e iscrivendola al campionato di serie A. Il gruppo dei triestini era fortissimo e l’allenatore era Vittorio Ugolini, che allenava anche la Nazionale maggiore. I giocatori di spicco di quella formazione erano Cesare Rubini, Romeo Romanutti, Tullio Pitacco, che formavano anche l’ossatura dell’Italia che giocò gli Europei del 1946 e 1947. Al gruppo dei triestini furono aggregati i comaschi Annoni, Beretta e Garbosi.
La Pallacanestro Como iniziò molto bene il campionato 1946-1947, vincendo il primo girone di qualificazione, con 5 successi su 6 incontri.
Le partite venivano disputate nel campo all’aperto di via Oriani all’angolo di via Bossi, dietro le Poste centrali di via Gallio, e all’interno del capannone dell’hangar dell’Aero Club, in riva al lago.
La Pallacanestro Como disputo anche un grande girone di semifinale, arrivando prima a pari punti con la Virtus Bologna, ma per differenza canestri passarono gli emiliani, che giocarono la finale scudetto, vincendola.
Finito il campionato, per proseguire l’attività in città, Bogoncelli chiese di poter avere a disposizione una palestra coperta o un piccolo palazzetto dello sport.
Non trovando riscontri, decise di ritornare a Milano nella società Borletti, che era in B, e portò con sé il gruppo di giocatori triestini-comaschi per dare vita all’Olimpia.
Una curiosità: Cesare Rubini, che era anche nazionale di pallanuoto, quando era sul Lario e non giocava a basket, si allenava con i ragazzi della Como Nuoto.
Nel 1948 vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra nella pallanuoto, e si narra che in Inghilterra portò fazzoletti e seta “made in Como” che rivendette a imprenditori locali. In tutta la sua successiva carriera di allenatore e dirigente durante le partite, ha sempre esibito al collo un colorato foulard. Un piccolo legame con il Lario per l’uomo simbolo del basket milanese.
Enrico Levrini

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