Una vicina di casa non riesce a darsi pace: «Non dimenticherò mai quelle grida di aiuto»

Il giorno dopo in via per Gattedo
Sembra tutto tranquillo nella palazzina a due piani al civico 31 di via per Gattedo, a pochi passi dal centro sportivo comunale di Carugo. Sembra tutto come prima di venerdì, nel tardo pomeriggio. E invece, la tragedia avvenuta l’altro ieri ha spezzato quella quotidianità che non sarà più tale.
Uno dei cinque figli della famiglia Suriano, Marcello, 22 anni, reo confesso, ha strangolato la mamma Mariangela e poi l’ha soffocata con un sacchetto di plastica.

Ieri mattina nell’appartamento le tapparelle erano alzate e nel cortile c’era un’automobile parcheggiata.

All’esterno della villetta non si notava alcun segno della terribile tragedia consumata il giorno prima. I parenti hanno già iniziato il loro triste peregrinare verso l’abitazione per dare sostegno a un papà e ad altri quattro figli – tra cui uno di soli 13 anni – colpiti da una tragedia tanto grande quanto inspiegabile.
Quando sono usciti dal cancello erano in molti ad avere gli occhi rossi, colmi di pianto. Alcuni indossavano occhiali da sole, come a voler nascondere quel macigno che si portano sul cuore. Attorno alle 11 è uscita anche una delle due sorelle più grandi, accompagnata dal marito. Piangeva. È salita in auto e se n’è andata. È stata lei, poche ore prima, a portare i cani a fare una passeggiata. Un gesto di cui ogni mattina, abitualmente, si occupava mamma Mariangela.
La giovane ha incontrato la vicina di casa che venerdì pomeriggio ha chiamato i carabinieri e si è fermata davanti al suo cancello.
«Mi ha ringraziata per quello che abbiamo fatto – racconta la donna fra le lacrime, quasi con un sussurro – Io le ho detto che non doveva ringraziarci: abbiamo semplicemente fatto quello che potevamo fare, quello che avrebbe fatto chiunque».
«Il suo pensiero è poi andato subito al fratellino – aggiunge la vicina – Al fatto che quando è arrivato in casa ci fossero già i carabinieri. Chissà cosa sarebbe potuto succedere, cosa avrebbe fatto se si fosse trovato di fronte quella scena di violenza. Non voglio neanche pensare alle conseguenze».
Domande alle quali è impossibile dare una risposta. La donna piange.
Rivive attimo dopo attimo quei terribili momenti.
«Non riesco a togliermi dalla testa quelle urla: “Aiuto, no, no!”, continuava a gridare la donna. Mi sento rimbombare continuamente nella testa quelle urla – ricorda – Le ho sentite io e le ha sentite anche mio fratello che stava tagliando l’erba in giardino».
«Abbiamo subito capito che stava succedendo qualcosa – aggiunge – Ho dato uno sguardo e ho visto che non c’era la macchina del marito nel parcheggio. Siamo corsi subito alla villetta, abbiamo suonato, ma non ci rispondeva nessuno. Si sentivano dei lamenti, si capiva che dentro c’era qualcuno. Mio fratello allora ha gridato: “Chi c’è? Chi ha bisogno di aiuto?”. Ma non ha ricevuto risposta».
Intanto la telefonata ai carabinieri era già partita. La pattuglia ha trovato il figlio che stava ancora infierendo sulla madre. Il cuore di Mariangela però aveva già smesso di battere. Da quel momento nella palazzina bianca di via per Gattedo niente è più come prima. Dopo quella terribile tragedia non potrà più esserlo.

Laura Omodei

Nella foto:
la casa di via per Gattedo a Carugo dove si è consumata la tragedia familiare venerdì pomeriggio

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