I personaggi del Corriere

Una vita sul lago, parla l’ultimo capomacchinista

Insidie, avarie, serate di gala e una proposta per limitare i tagli alla Navigazione
È stato l’ultimo capomacchinista sui piroscafi del Lago di Como. Dopo di lui, nel contratto dei filoferrotranvieri e degli internavigatori la categoria è stata abolita. In mesi difficili per il presente e per il futuro della Navigazione, con i tagli che massacrano un servizio vitale a tanti pendolari e turisti, Gino Quarenghi racconta la sua vita sull’acqua e cosa pensa di questo momento.
Classe 1948, nativo di Dongo ma residente a Menaggio, ha lavorato per 33 anni e mezzo sui natanti lariani, trovando pure il tempo di svolgere
attività sindacale nella Cgil. Dal 2005 è in pensione. Nel suo passato c’è anche l’attività di tornitore alla Falck, lasciata poi per vestire la divisa di marinaio. Anzi, prima di tutto, come in ogni gavetta che si rispetti, è stato manuale avventizio, poi marinaio, fuochista abilitato, motorista di motonave, motorista macchinista, in un crescendo che l’ha infine portato a fare il capomacchinista. E d’inverno faceva caposquadra nel cantiere della Navigazione.
Signor Quarenghi, qual è la dote più importante di un capomacchinista?
«Prima di tutto bisogna avere a cuore la “macchina”. Tanti preferiscono scegliere la scala di “coperta” perché il lavoro in macchina si svolge in luoghi angusti, a temperature elevate e ci si deve sporcare le mani in senso letterale. Servono pratica, che si acquisisce nel tempo, e buona volontà rubando ai vecchi del mestiere tutto quello che si può…».
Com’è la vita sull’acqua anziché sulla terra ferma?
«Impagabile. Prima di tutto, da capo macchinista, ci si sente pienamente responsabili, essendo subordinati solo al comandante. Penso al Concordia, alla maniglia di avanti-fermo-indietro con la quale si muove il piroscafo… Su aliscafi, motonavi e battelli, invece, si veste la camicia azzurra e non si è costantemente in sala macchina. Si sta a contatto con tanta gente diversa e da ognuno si impara qualcosa».
Il lago può fare paura?
«Sì. È il caso dei violenti temporali estivi e delle burrasche d’inverno. Sul lago s’impara a conoscere i venti, quelli che spirano da Nord, il San Vincenzo da Chiavenna, il Tivano dalla Valtellina… Ogni valle ha il suo vento. Il Menaggino, da Porlezza, sospinge in mezzo al lago… Ricordo il giorno di Ferragosto del 1971: il Tivano che spirava in Altolago ha fatto temere il peggio al motoscafo Torino in navigazione da Domaso a Piona. Imbarcava acqua ovunque: un collega che era a bordo non ha più voluto mettervi piede… A me, a Malgrate, con il Patria è capitato un temporale improvviso che ha sfasciato il tendalino posteriore e l’ha portato via».
Le è capitato di soccorrere qualcuno? Ha vissuto qualche emergenza?
Sì, è capitato con naufraghi, barche alla deriva, surfisti in difficoltà. Quanto alle emergenze, una volta in presenza di alcuni docenti del Centro Volta si è improvvisamente aperto un tubo a tredici atmosfere: usciva vapore alla temperatura di 194 gradi. Si sono tutti dileguati in un battibaleno, eccezion fatta per il professor Flaminio Borgonovo del Politecnico, che ha scritto pagine storiche sul Patria».
Può raccontare un aneddoto?
«Una notte di San Silvestro, a bordo del piroscafo Plinio, verso le 23.30 si fermò il diesel elettrico. Si fece buio pesto con duecento persone in crociera. Riavviai i motori, che si rispensero di nuovo. Per fortuna c’erano le luci di emergenza… La gente iniziò a mormorare. Io spiegai a tutti cos’era successo: si era bloccata la valvola generale del serbatoio. A turno, i miei colleghi e io passammo la notte a immettere gasolio con una pompa a mano».
Quali sono i momenti peggiori?
«Proprio le avarie, perchè ci si sente responsabili dei passeggeri a bordo, ma al tempo stesso si è inermi».
E i più belli?
«Le serate di gala, i matrimoni, le crociere… Con il ballo a bordo ci si sente come in ferie. E, per fortuna, un tempo non esistevano cellulari muniti di fotocamere e diavolerie come youtube. Per qualcuno sarebbero stati compromettenti…».
Non crede che la nostra “autostrada dell’acqua” sia usata poco?
«Il problema è che l’acqua costa, anche quella del lago, e costa di più se si vuole correre… Io ho fatto in tempo a trasportare merci ancora negli anni ’70. Oggi la gente ha fretta. È la dannazione del tempo moderno».
Cosa pensa dei tagli alla Navigazione?
«Credo che si debba pensare a una “card” per i residenti sul Lago di Como, che assicuri almeno il 30% di sconto. Solo così possiamo sperare di incrementare i passeggeri anche d’inverno».
Adesso che è in pensione viaggia in battello?
«Qualche volta sì, specialmente se viene a trovarmi qualcuno».
Non le è mai capitato di salire a bordo e di andare istintivamente in sala macchine?
«Sì. Poi mi accorgo che il mio posto è occupato e saluto il macchinista».

Marco Guggiari

Nella foto:
Gino Quarenghi in una foto d’epoca al comando di un piroscafo
15 Maggio 2012

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