Quando un’emergenza diventa la regola: l’intervento di Mario Guidotti
Cronaca, Sanità

Quando un’emergenza diventa la regola: l’intervento di Mario Guidotti

Di Mario Guidotti, primario di Neurologia dell’Ospedale Valduce

Ogni inverno stesse scene. Pronto Soccorso simili a bolge dantesche, immagini da ospedali del terzo mondo, indegne della Sanità lombarda. Stessi titoli sui giornali: collasso, default, emergenza, affollamento, attese interminabili. Ma se è la regola di ogni anno, che emergenza è? In qualunque strategie di governo della salute pubblica si parte dai dati storici. Basta non dico andare a vedere i tabulati della Regione sugli accessi ospedalieri, ma sfogliare le prime pagine dei quotidiani degli ultimi anni per capire che non si tratta di un’anomalia ma di una costante. E una regola va disciplinata. Primo passo: la prevenzione. Si sa che gli accessi al Pronto Soccorso in questa stagione sono determinati da crisi respiratorie, diretta o indiretta conseguenza dell’influenza. Allora ci si vaccina. Se c’è scarsa adesione che diventi un obbligo di legge. Nessuno scandalo: fa molte più morti l’influenza stagionale di altre malattie per le quali la vaccinazione è obbligatoria, e allora perché non disporla per decreto in determinate categorie, in base all’età ed alla comorbidità? Secondo punto: mettere in campo strategie organizzative. Serve flessibilità: arrivano in ospedale malati respiratori? Bene, allora poiché non è possibile aprire nuovi reparti e assumere personale sanitario “stagionale”, che si trasformino quelli già aperti ma meno saturi per motivi epidemiologici. Si rinunci a ricoveri chirurgici non urgenti e si assegnino quei letti a malati che non trovano alloggio nei già colmi dipartimenti internistici. Lo stesso vale per le Maternità. Non nascono più bambini, bene, anzi malissimo, ma che non vadano sprecati quei preziosi letti in Ostetricia. Già, ma chi cura poi quei malati respiratori? Previa adeguata formazione, gli stessi medici che negli stessi reparti curavano altri tipi di pazienti. Non siamo comunque pur sempre laureati in Medicina? Questo non per tutto l’anno, ma per le settimane più critiche. Ha più senso programmare ciò che è ampiamente prevedibile o convocare scontati vertici per l’emergenza se si tratta di una costante stagionale? È logico creare commissioni d’urgenza, staff di crisi se i dati storici sono sempre quelli da almeno dieci anni, da quando cioè si è iniziato a ridurre drasticamente i posti letto per lasciare i malati sul territorio e deospedalizzare la Sanità? Ben venga quindi anche il desiderio di organizzare meglio la cronicità con tentativi anche molto creativi, tipo il “gestore” in imminente arrivo in Lombardia. Ma se non si prevede la “riacutizzazione della cronicità” ogni anno saremo daccapo. I diabetici, i bronchitici cronici, gli scompensati, gli enfisematosi, i malati di Alzheimer, i Parkinsoniani sono per stessa definizione malati fragili e qualunque adeguato percorso di cura deve prevederne ricadute che da malati cronici li trasformino in acuti, con inevitabili nuovi accessi ospedalieri che non diventino però assalti ai Pronto Soccorso.

13 gennaio 2018

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