Unesco, polemica sulle candidature. Italia Nostra: solo Como non basta

altMolteni: domani chiederemo che in consiglio se ne parli con urgenza

(l.m.) Se molti sostengono che l’Italia dovrebbe puntare sui tesori d’arte per risorgere, e che con la cultura «si mangia», sul lago si litiga per le dimensioni del piatto. L’estate scorsa la lista “Per Como” di Mario Molteni ha lanciato la candidatura del capoluogo «patria del Razionalismo architettonico» tra i patrimoni culturali dell’umanità tutelati dall’Unesco. «Stiamo raccogliendo molte adesioni di addetti ai lavori come architetti e urbanisti – conferma Molteni – e domani

nella conferenza dei capigruppo in consiglio comunale torneremo a chiedere che la nostra mozione sia all’ordine del giorno per discuterla con urgenza. Stiamo per completare il fascicolo della candidatura da presentare all’Unesco, i tempi sono maturi. Perché indugiare?».
C’è però un’associazione culturale comasca, la sezione di Italia Nostra, che nelle parole della presidente Fiammetta Lang si dice contraria a candidare la sola Como.
«L’Italia ha più siti Unesco di ogni altro Paese e la lista d’attesa è lunga – dice – ma candidare solo Como è riduttivo. Lo trovo privo di senso. Il Lario intero è da candidare, è l’unico al mondo a forma di ipsilon rovesciata, ed è un unicum sotto il profilo dei tesori ambientali, storici, artistici e delle testimonianze letterarie».
Proprio Italia Nostra di Como nel 2008 a Tremezzo, insieme con la sezione di Lecco, aveva organizzato un convegno sul tema, “Il Lago di Como verso l’Unesco” in cui obiettivo dichiarato era verificare la possibilità, i problemi e le opportunità di far rientrare il Lago di Como nei siti dichiarati “patrimonio mondiale” dall’Unesco. Si era ribadito che l’inclusione nella lista non costituisce di per sé una garanzia maggiore di conservazione del territorio, anche se può risultare importante dal punto di vista della promozione. Va detto che già il Sacro Monte di Ossuccio è da dieci anni un sito tutelato dall’Unesco per la sua importanza storica e artistica. Ieri pomeriggio, intanto, una mozione della Lega al Pirellone ha lanciato la candidatura del Garda.
«Dopo quel convegno di Tremezzo – prosegue Fiammetta Lang – ci eravamo mobilitati come associazione contattando direttamente la segreteria generale dell’Unesco a Roma, e avviare così, con l’aiuto dell’amministrazione provinciale, la candidatura del Lario. L’Unesco a sua volta aveva risposto, ed aveva mandato i suoi ispettori sul Lario per avviare l’iter. Poi non se n’è fatto più nulla, con il commissariamento della Provincia».
Ora un eventuale interlocutore-ponte tra Lario e Unesco potrebbe essere il Pirellone, come aveva fatto intendere in agosto in un’intervista al “Corriere di Como” l’assessore alle Culture della Regione Cristina Cappellini («Il Lario ha una tale ricchezza di bellezze artistiche da giustificare ambizioni così alte. Le proposte di questo tipo sono già da accogliere con favore perché in sé documentano una forma di amore per il territorio», aveva detto). In attesa di sviluppi e dibattiti a Palazzo Cernezzi, la questione torna così d’attualità. «È bene che se ne parli – dice Mario Molteni – e non vedo diatribe con “Italia Nostra”. Noi proponiamo non una generica candidatura di Como ma di una città che ha come suo genius loci il Razionalismo. È quanto chiede l’Unesco nel suo statuto tra i requisiti per le candidature».

Nella foto:
Palazzo Terragni in piazza del Popolo costellata di erbacce: l’imbarazzante biglietto da visita che Como propone all’Unesco (Fkd)

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