La fotografia di una Como presa a schiaffi

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Scrivere di traffico cittadino è sempre a rischio di demagogia, di bar sport, di “sfogatoio”. Ma dopo un’estate in cui Como è stata presa a schiaffi non si può non dire niente. Alludiamo alla zona di Borgovico, e non solo, invasa da Tir. Credevamo fosse stato un incubo di mezza estate, ma quando venerdì scorso, pieno settembre, la fila dei camion è ripresa, la misura è stata veramente colma. Ricordiamo che la nostra città ha pochi accessi da fuori e quello da e verso la sponda occidentale del lago è non solo fondamentale, ma vitale, per l’economia della città e per la sua stessa sopravvivenza. Un giorno possiamo tagliare Como fuori dal suo lago, due, esagero: tre. Non un’estate intera.

Notabene, nella stagione della rinascita dopo un anno e mezzo terribile sotto il piano sanitario, economico e sociale. Mah, ci dicono, non si poteva fare diversamente. Si può sempre fare diversamente. Non riusciamo infatti a immaginare perché queste maledette gallerie da rifare non potessero assorbire camion in due direzioni a tunnel o sensi alterni. E comunque, anche altre autostrade italiane hanno gallerie che vanno risistemate, ma non si è mai sentito di Tir che attraversassero Borgotaro, Berceto e Pontremoli per stare sulla Cisa, o i carrugi di Genova o le microstrade di Rapallo e Alassio per alludere alle autostrade liguri. Forse che invece Como ha dei viali a 8-10 corsie in stile californiano? Ha una strada (stretta) a due corsie che arriva dal lago lato Ovest, già di per sé malandata, infatti scopriamo che sotto scorre un acquedotto che perde e va rifatto anche con sollecitudine. Senza parlare per i poveri residenti della zona di Ponte Chiasso, letteralmente sequestrati da smog e rumori oltre soglia sopportabile.

No, non si poteva fare diversamente. E allora che i Tir vengano preventivamente inviati su altre tratte, Val d’Aosta a Ovest e Brennero a Est. Como merita rispetto. Ci immaginiamo chi in zona Borgovico ci vive, e chi lavora sulla tratta Como-Cernobbio e ritorno. Paralizzati un giorno sì e l’altro pure. Non si era detto che il turismo per il Lario è di importanza capitale? E poi Lariowood e tutta la retorica della ripresa post-Covid? Se mettiamo i Tir sull’unica strada, ripeto a due corsie, quale è la credibilità? Con gli inevitabili effetti collaterali di una direttrice che resta con asfalto tipo formaggio svizzero (sì, i nostri vicini di bucherellato hanno i prodotti caseari, noi le carreggiate) e di costi astronomici di polizia municipale. Li vedete infatti i poveri vigili messi lì in zona Villa Olmo e Santa Teresa, a mettere il dito nella falla della diga mentre tutti gli automobilisti li sbeffeggiano e li insultano.

Tutti costi che ricadranno sui comaschi, è evidente, oltre ai tempi e modi di rifacimento asfalto. Se ne vede la fine? Per ora no, e stanno arrivando, insieme alla riapertura di scuole e uffici, anche la chiusura della Tremezzina e lavori vari di manutenzione. Buon autunno viabilistico a tutti gli abitanti di Como e dintorni.

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