Unicredit: chiesto il rinvio a giudizio per il manager di Mariano

Sono 20 gli indagati di una presunta frode al fisco
La Procura di Milano – pubblico ministero Alfredo Robledo – prosegue per la sua strada alla caccia di una presunta frode e in queste ore ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per 20 tra amministratori, bancari e manager, tra cui l’ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo.
Tra i nomi finiti sul registro degli indagati, e su cui sarà chiamato a decidere il giudice dell’udienza preliminare, c’è anche un top manager di Mariano Comense, classe 1975. Una figura che, in
seno alle indagini compiute dagli uomini della tributaria di Milano, ha finito con il ricoprire un ruolo importante in seguito al ritrovamento in suo possesso di un documento manoscritto definito dagli stessi inquirenti la “chiave” per poi ricostruire il percorso della presunta frode.
Secondo l’ipotesi accusatoria infatti – le contestazioni parlano di dichiarazioni fraudolente dei redditi, per un ipotetico raggiro al fisco di 245 milioni di euro – l’istituto di credito avrebbe compiuto operazioni con una società con sede nel Lussemburgo facendole figurare con una tassazione diversa rispetto a quella che avrebbe dovuto essere corrisposta.
Un raggiro complesso che ha costretto la stessa Procura a servirsi per le indagini di un pool di esperti formato da ispettori di Bankitalia, docenti universitari, fiscalisti oltre che uomini della Tributaria.
Decisivi, per l’esito delle indagini, sono stati due fogli scritti a mano fronte e retro trovati in possesso del manager di Mariano Comense in cui sarebbero stati riportati elementi utili a sostenere la tesi che gli indagati di Unicredit fossero a conoscenza di applicare aliquote di tassazione non corrette.
Di tutt’altro parere invece l’ex ad Profumo, che in un comunicato diffuso ieri si è detto «certo dell’insussistenza dei fatti» grazie anche alla possibilità che gli verrà data «di chiarire la sua posizione». «Non posso non notare – ha concluso Alessandro Profumo con chiaro tono polemico – che ancora una volta ho appreso in “tempo reale” dai mezzi d’informazione dell’esito dell’inchiesta. Compito della giustizia è anche quello di proteggere le parti altrimenti avvinte nelle risacche di una pubblicità diffamatoria».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il palazzo di giustizia di Milano dove si svolgerà l’udienza preliminare sul caso Unicredit

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