Unicredit, tensione nelle 10 filiali lariane. Preoccupazione dopo l’annuncio degli 8mila esuberi

banca Unicredit

Ottomila dipendenti in meno da qui al 2013. E chiusura di 500 filiali per «ottimizzare» la rete di sportelli. L’annuncio dei manager di Unicredit ha scosso tutto il mondo bancario. E non solo.
Le reazioni, ovunque, sono state di preoccupazione e sgomento. Como non ha fatto eccezione. In provincia sono infatti attive 10 filiali (3 a Como, le altre ad Appiano Gentile, Cantù, Erba, Inverigo, Lomazzo, Mariano Comense e Olgiate Comasco) con un totale di circa 60 dipendenti. Chi lavora nella banca non ha ora certezze.
«Il piano di Unicredit sorprende soprattutto per le sue proporzioni – dice Angelo Boehm, segretario della Fisac Cgil di Como – Vedremo quali saranno le richieste dell’azienda. Certo è che il nostro territorio è stato già largamente penalizzato da altre ristrutturazioni, stiamo subendo in pieno gli effetti della innovazione tecnologica. Soprattutto la rete di sportelli, penalizzata dall’home banking».
Le gente non va più in banca, se non per chiedere un mutuo o un finanziamento. Il cambiamento di abitudini si riflette sull’organizzazione degli istituti di credito.
«Si disinveste dal capitale umano mentre si riconoscono miliardi di dividendi agli azionisti: questo la dice lunga sulla concezione che i cosiddetti top manager hanno rispetto al futuro – dice Alberto Broggi, segretario della First Cisl dei Laghi – ormai viene premiato soltanto l’aspetto finanziario. Negli ultimi anni quasi tutte le banche hanno dichiarato molti esuberi. I grossi gruppi hanno letteralmente smobilitato. Non c’è progetto di sviluppo sui territori, ma soltanto una visione legata al taglio dei costi».
A Como, aggiunge Broggi, c’è una «aggravante: prima la città aveva direzioni generali e centri di delibera, luoghi dove si decidono le assegnazioni dei mutui e dei finanziamenti. Nulla è rimasto. Lo scollamento dal territorio è stato totale».
Una considerazione che fa anche Manuela Frigerio, segretaria della Uilca Uil di Como e Lecco. «Una volta – dice – alle banche interessava il progetto sociale. Adesso non più. Se una filiale non rende viene chiusa. Si guarda unicamente al rapporto tra costi e ricavi. Se non c’è convenienza si chiude. Il minore afflusso di persone, tuttavia, non giustifica questa scelta. Non nella misura ipotizzata in queste ore».
Il sindacato attende ora di conoscere i contenuti del piano di Unicredit. Bisognerà comprendere quanto massiccio sarà il ricorso al cosiddetto fondo esodo e accompagnamento, che permette anche lunghi periodi di pre-pensionamento.
«Il fondo però non è più illimitato – sottolinea Frigerio – Negli ultimi anni le banche hanno usato e abusato del fondo di solidarietà. Non sarà semplice».

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