Unioncamere scommette sulla ripresa. «A Como 1.100 nuovi posti nell’industria»

L’industria comasca torna ad assumere. Almeno nelle previsioni dei ricercatori di Unioncamere che parlano di oltre mille nuovi posti di lavoro nelle imprese lariane durante il 2015.
Le cifre dell’indagine di Unioncamere sono state pubblicate ieri in occasione della presentazione di Mecspe, fiera dell’innovazione in programma a Parma dal 26 al 28 marzo.
«In provincia di Como – scrivono i ricercatori di Unioncamere – nel primo trimestre 2015 si prevedono 1.110 assunzioni. Di queste il 32%, pari a 350, riguardano l’industria, con contratti che saranno a tempo determinato per il 57%».
Le previsioni sono molto dettagliate e si basano soprattutto sulle considerazioni degli stessi imprenditori, che hanno risposto in buon numero ai questionari loro inviati.
«Nello specifico – si legge ancora nel documento reso noto ieri – le industrie metalmeccaniche ed elettroniche di Como prevedono di assumere, in questi primi tre mesi dell’anno, 180 operatori (51% del totale industria). Le industrie tessili, dell’abbigliamento, del cuoio e delle calzature 90 (26%). Le industrie del legno e del mobile 30 (9%). Le altre industrie, 50 (14%). Il profilo più ricercato è quello di operai specializzati e di conduttori di impianti e macchinari (49%)». Persiste, e questo è un dato che fa riflettere, una indicazione specifica sul genere della persona da assumere.
Nel 63% dei casi, infatti, «il candidato ideale è maschio».
Più in generale, spiegano ancora gli estensori della ricerca, ci sono «segnali positivi sul fronte dell’occupazione nel comparto della meccanica e della subfornitura lombardo, soprattutto per chi investe in formazione e innovazione. Il numero di addetti nel 2014, rispetto al 2011, si è mantenuto complessivamente stabile per il 67,5% delle aziende e il 16,3% ha dichiarato addirittura una crescita. Soltanto il 16,2% ha dovuto ridurre l’organico. Per il 2015 ben l’85,5% è intenzionato a mantenere stabile il livello occupazionale, il 9,4% prospetta incrementi e soltanto un 5,2% prevede cali».
«È vero che qualcosa si muove ma siamo lontani da una ripresa – commenta Stefano Muzio, segretario dei metalmeccanici Uil di Como – Anche gli effetti del Jobs Act voluto da Matteo Renzi stentano a vedersi. Nell’immediato non vedo quindi segnali positivi, tranne forse in alcuni settori come, ad esempio, i terzisti dell’industria automobilistica».
Più delle nuove regole, è l’abbassamento del valore dell’euro a giocare un ruolo determinante.
Una conferma in tal senso giunge da Gennaro Aloisio, responsabile sul Lario dei metalmeccanici della Cisl. «Dal punto di vista del territorio, mi auguro che il dato di Unioncamere sia raggiungibile e si concretizzi. Certamente, in questa direzione saranno favorite le imprese che nonostante la crisi hanno continuato a fare innovazione».
Secondo Aloisio, «oggi è importante soprattutto insistere con la formazione collegandola con percorsi legati alle richieste delle imprese».

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