Università dell’Insubria, nel futuro nuovi corsi e l’ampliamento degli spazi
Cronaca

Università dell’Insubria, nel futuro nuovi corsi e l’ampliamento degli spazi

Vent’anni e non sentirli. L’Università dell’Insubria ha festeggiato ieri a Como questo importante traguardo. Un punto dal quale ripartire con al comando un nuovo rettore – il professore Angelo Tagliabue nominato lo scorso 7 luglio – e un nuovo prorettore vicario per Como, Stefano Serra Capizzano.
E se ieri si è pensato ai brindisi, già da oggi si guarda al futuro. Tra progetti di espansione, nuovi corsi e qualche rammarico. Prima la nota lievemente polemica da parte dell’ormai rettore uscente Alberto Coen Porisini che, alla voce “rammarico” del suo sessennio, cita il mancato progetto del campus universitario. «Purtroppo abbiamo incontrato delle difficoltà legate al contesto. Molte cose che si potevano fare non siamo riusciti a portarle a compimento vuoi per le regole del gioco che sono sempre più complesse e vuoi, inoltre, perchè come ateneo pubblico abbiamo vissuto in prima persona i vincoli a cui sono soggette le amministrazioni pubbliche. Per fare un esempio, nel campo dell’edilizia pur avendo magari anche le risorse, sono i tempi infiniti della burocrazia a complicare il tutto. Si impiega più tempo ad aprire un cantiere che a concludere l’opera», spiega Alberto Coen Porisini.

Università Insubria di Como. 20° aniversario della fondazione.
Università Insubria di Como. 20° aniversario della fondazione.

Il prorettore Stefano Serra Capizzano guarda invece al futuro. Punto di partenza la notizia di qualche ora fa dall’attivazione – nella sede di Varese – di due nuovi corsi di laurea (“Storia e Storie del Mondo Contemporaneo” e in “Ingegneria Ambientale e per la Sostenibilità degli Ambienti di Lavoro”). L’intenzione dichiarata è di espandere l’offerta formativa anche a Como? «Ovviamente si. Una possibilità immediata è quella di avviare un corso triennale di informatica che in passato avevamo. Adesso, visto che il Politecnico a breve andrà definitivamente via da Como non rimarrà sul territorio alcun corso di ambito informatico. E dunque, viste le attività industriali e commerciali che esistono nella provincia, puntare su questa disciplina è doveroso. Da qui l’idea di progettare un corso di laurea triennale in informatica», spiega Capizzano.
Un’altra possibilità è quella di un «corso specialistico di valorizzazione dei beni ambientali culturali e turistici – aggiunge il Prorettore – Potrebbe essere un unicum a livello nazionale e, ad esempio, potrebbe raccogliere chi si laurea nella triennale in scienze del turismo e anche molte altre figure provenienti dall’estero perché sarà una combinazione dell’aspetto economico – la valorizzazione – e di quello artistico». Nel settore del tessile, comparto trainante nel comasco, «abbiamo già avviato collaborazioni in passato con la nostra facoltà di Chimica. In passato abbiamo anche fatto un master sul colore e quindi sui suoi impieghi nel tessile. Esperienza che magari rifaremo», dice Capizzano che punta anche a un allargamento del numero degli iscritti «ma non a dismisura. Vogliamo essere un ateneo in cui si fa la fila per entrare e non un’università che pur di avere grandi numeri offre servizi mediocri», aggiunge il prorettore che annuncia anche l’interessamento per cercare di occupare, nel minor tempo possibile, gli spazi lasciati liberi dal Politecnico in via Valleggio e via Castelnuovo e la volontà di portare nella sede di via Sant’Abbondio anche una biblioteca umanistico – scientifica.

14 luglio 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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