Università dell’Insubria, ripartono i corsi online

La professoressa Barbara Pozzo

Si è parlato moltissimo, in queste settimane – e si continua a farlo – del ritorno a scuola. Poco, o niente, della ripresa delle lezioni all’Università. Che pure appare altrettanto decisiva per un Paese che non intenda buttare al macero tutte le sue speranze.
Il mondo accademico ha subìto, come ogni altro pezzo di società, contraccolpi durissimi dalla pandemia di Covid-19. Corsi sospesi, aule chiuse, Necessità di ripensare rapidamente il proprio modo di essere e di lavorare.
Molti corsi di laurea sono pronti ai nastri della ripartenza. Sapendo che nulla sarà più come prima. «Anche se – dice Barbara Pozzo, ordinaria di Diritto privato comparato e direttrice del Dipartimento di Diritto Economia e Culture all’Insubria – l’emergenza in qualche caso ci ha aiutato, o forse sarebbe meglio dire costretto, a cambiare». Il 28 settembre prossimo il chiostro di Sant’Abbondio ricomincerà ad animarsi. «Non possiamo purtroppo far tornare tutti gli studenti nelle aule – dice la professoressa Pozzo – ma rimettiamo in moto la macchina con modalità che garantiranno continuità didattica e possibilità di studiare senza soste, sbalzi o incertezze».
Nel primo semestre si andrà avanti con l’insegnamento online, ma alle matricole «saranno garantiti incontri con i docenti a gruppi ristretti, 25-30 persone alla volta, in modo da rispettare le regole sul distanziamento sociale». Questo perché chi si affaccia al mondo universitario «deve essere accolto in un luogo fisico, da professori veri. Noi non siamo una Università virtuale. Noi vogliamo tornare in aula al più presto. Questo dev’essere chiaro a tutti».
L’insegnamento virtuale è stata ed è, tuttora, una necessità. Dettata dalle circostanze. Una necessità che, spiega Barbara Pozzo, è diventata nel frattempo anche un’opportunità. Di cambiamento e di innovazione. «Il nostro obiettivo è garantire sempre una didattica di alto livello. Il Covid-19, paradossalmente, ha condotto ciascuno di noi a ripensare il modo di fare lezione».
Sulla piattaforma di e-learning aperta sul sito dell’Università dell’Insubria i docenti riverseranno materiali nuovi. E applicheranno nuovi metodi. «Possiamo dire che dopo una prima fase sperimentale in cui ciascuno si è mosso in modo autonomo, ci siamo strutturati digitalmente – dice ancora Pozzo – Abbiamo capito che bisognava sfruttare il più possibile tutte le opportunità offerte dalle tecnologie dell’informazione». In fondo, insiste la direttrice del Dipartimento, «dalle situazioni negative o difficili si possono sempre ricavare cose buone. L’università è stata fortemente colpita dal Covid, abbiamo patito anche qualche lutto molto doloroso, ma la pandemia ha aperto un momento di grande riflessione sulle potenzialità inespresse della nostra struttura. Faccio un esempio: noi abbiamo sempre avuto problemi con gli studenti Erasmus perché non abbiamo corsi in inglese. L’aula virtuale aperta a causa del Covid non sarà chiusa una volta finita l’emergenza, ma utilizzata per le lezioni in lingua. Anche la collaborazione internazionale, su cui noi abbiamo sempre puntato molto, potrà crescere. Avere un portfolio di docenti stranieri che vengono a insegnare da noi non è facile ed è costoso. Con l’aula virtuale possiamo azzerare le distanze e anche le spese».
I numeri di Giurisprudenza, all’Insubria, stanno reggendo bene. A un mese dalla chiusura delle immatricolazioni il dato è già sui livelli del 2019 (-2 iscritti a Varese e -8 a Como).
«Il messaggio che vogliamo lanciare – conclude Barbara Pozzo – è semplice: l’Università c’è e si avvia a una riapertura in grande serenità. Torneremo in aula il prima possibile, ma nel frattempo sfrutteremo al meglio tutte le possibilità che ci sono offerte dalle nuove tecnologie. Non abbiamo perso la fiducia prima, tantomeno lo faremo adesso».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.