Università e spazi urbani, ecco la “biblioteca Santarella”

L'Università dell'Insubria

Consolidare un legame già forte nel reciproco interesse. Con questo spirito ieri Comune di Como e Università dell’Insubria hanno annunciato passi concreti per razionalizzare spazi e risorse. In vista un uso mirato con progetto di adeguamento funzionale della residenza Santa Teresa come collegio di merito in stile pavese, l’ottimizzazione delle aule lasciate libere dal Politecnico, l’uso dell’ex centrale termica Santarella nell’area ex Ticosa come biblioteca polifunzionale e un campus non più accentrato ma diffuso. Ma servono spazi per lo sport: Nell’area ex materassificio, adiacente al polo di Valleggio, si valuta la possibilità di creare spazi ad hoc.
Progetti di ampio respiro e di lungo corso i cui effetti però per intercettare in modo congruo finanziamenti governativi si dovrebbero vedere già dal 2022.
Ieri il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha illustrato con il rettore dell’ateneo comasco e varesino Angelo Tagliabue le numerose novità in cantiere.
«Sentiamo l’Insubria come la “nostra” università – ha detto il primo cittadino – non l’abbiamo mai pensata realtà di provincia ma presenza importante per la nostra città e per tutto il territorio lariano. Che ha alcune eccellenze su cui puntare, il lago, il turismo, la bellezza e la cultura e su ciascuno di questi ambiti l’Insubria è operativa e dà il suo contributo. E cresce per numero di studenti e visibilità nazionale e internazionale. Ci siamo scrollati di dosso il luogo comune che ci voleva in competizione con Varese».
«Il territorio insubrico nel suo complesso – gli ha fatto eco il rettore – è per noi una sola realtà, senza preferenze perché ogni luogo ha le sue peculiarità che vanno difese e coltivate. In futuro guarderemo sempre con maggiore interesse alle realtà produttive del territorio, a stretto contatto con le aziende produttrici, comprese quelle piccole, perché contano cuore e passione e non dimensioni. Pensiamo ad esempio a lauree di apprendistato per legare sempre più l’università al mondo della produzione. Dobbiamo essere dinamici e capire dove si dirige la società. Costruire contenitori che diano risposte concrete alle sue esigenze, che si trasformano volta per volta».
Un altro punto forte sottolineato dal rettore è il lavoro di sinergia che ha auspicato tra i vari enti coinvolti.
«Se non si collabora non si va lontano, e intendiamo, ora che il Politecnico ha lasciato Como, aprirci ad altri atenei importanti italiani ed esteri, sempre nel segno dell’eccellenza. Un ateneo chiuso nel suo “particulare”, così come una azienda chiusa ai mercati, non va lontano».
«Cercheremo sempre più – ha aggiunto – di portare gli studenti in un campus diffuso che non sia accentrato e chiuso in se stesso con il rischio che senza servizi diventi un ghetto, quindi un concetto ormai superato, ma aperto appunto. Così otterremo due benefici: rigenereremo i quartieri con la presenza degli studenti e daremo a questi ultimi la possibilità di condividere esperienze e saperi sul territorio. La tendenza ai corpi diffusi è sempre più vincente, pensiamo al settore alberghiero. La città deve essere pervasa e permeata dagli studenti, questi i concetti chiave che devono passare e in questo modo riusciremo a riqualificare tante strutture della pubblica amministrazione che sono vuote e sfitte. Solo così la città diviene grazie all’ateneo una comunità di culture».
Gli ha fatto eco il prorettore vicario per Como, il professor Stefano Serra Capizzano, che come anticipato del nostro giornale sostiene proprio lo sviluppo del turismo e dei beni culturali in un corso di laurea attualmente in gestazione. E ha rimarcato, tra i prossimi obiettivi, la trasformazione del complesso di Santa Teresa in un collegio di merito sullo stile dei Borromeo e Ghislieri pavesi, realtà secolari e radicate di eccellenza assoluta, «dove si ha un percorso formativo specifico e autonomo che completa quello in facoltà» (il modello principe in tal caso dovrebbe essere la Normale di Pisa). «Como deve osare di più – ha detto ieri a Palazzo Cernezzi – finora non ha guardato al futuro come dovrebbe, deve diventare un polo di attrazione per studenti di valore che si radichino qui. Faccio l’esempio di un mio bravo studente che ha ormai quarant’anni e si è trasferito a Como ad abitare con la famiglia e a lavorare, ci si trova bene, L’università serve anche a questo, a ringiovanire Como».
Il collegio di merito ospiterà inizialmente 15 alunni, il primo bando sarà lanciato per l’anno accademico 2022-2023, e si dovrà trovargli un nome: Plinio o Volta? Il totonomi è prematuro. Battezzarlo sarà tra i compiti che si è data l’Insubria, oltre quello di procedere agli opportuni accreditamenti.
Intanto come detto l’Insubria ottimizza gli spazi: 8mila sono i metri quadri che nel complesso ha riqualificato. In via Castelnuovo è stata completata l’acquisizione degli spazi ex Politecnico dalla Provincia e sono in fase di progettazione gli interventi di adeguamento; è in corso di conclusione il progetto di adeguamento dell’Aula Magna, immobile di proprietà del Comune, cofinanziato da Università, Regione e Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Emblematici Maggiori. In via Valleggio-Torre è in fase di conclusione l’accordo per il subentro negli spazi lasciati liberi dal Politecnico di Milano.
«L’università ha un compito di rigenerazione urbana – ha sottolineato Marco Cavallotti, direttore generale dell’ateneo insubrico – aggregando, riqualificando e rendendo più sostenibile, efficiente ed efficace la gestione di spazi già esistenti. Il nostro motto è meno cemento, non è più tempo di cattedrali nel deserto».
L’edificio Santarella nell’area ex Ticosa, data la particolare conformazione e l’adiacenza al Chiostro di Sant’Abbondio, potrebbe divenire una biblioteca a carattere umanistico/giuridico con spazi condivisi con la città e il territorio, gestiti dall’ateneo per mettere a fattor comune le collezioni esistenti e gli abbonamenti a riviste. La biblioteca potrebbe ospitare iniziative differenti, aule condivise, spazi attrezzati per la promozione di eventi e trasferimento del sapere, laboratori diffusi, spazi di coworking, di studio e di lavoro in forme innovative.
Si andrà verso una diversa destinazione di Palazzo Natta, già sede degli uffici insubrici. In passato si è fatto il nome del Conservatorio per questi spazi, ma non si è concretizzato nulla e intanto il “Verdi” non ha ancora ottenuto gli spazi ausiliari o alternativi di cui sempre più necessita, una volta sfumato l’accordo con il Comune per l’ex Politeama. Mentre le strutture attualmente occupate dall’Università dell’Insubria, in viale Cavallotti e via Oriani, potrebbero cambiare destini e tornare – dopo l’ottimizzazione degli spazi – la prima al Comune e la seconda alienata, se non ne avesse più l’ateneo urgente necessità.
«Intanto stiamo procedendo spediti con la progettazione per non farci trovare impreparati quando dovremo ottenere i fondi previsti dal governo per l’edilizia, che ha già fatto sapere di dare sostegni solo per progetti realizzabili in tempi brevi», ha detto il direttore generale.
Mentre un punto critico, ha rimarcato l’ateneo, sono come detto le strutture sportive. Anche qui si lavorerà ottimizzando gli spazi.
Ci permettiamo allora di sollevare due quesiti: Como ha una cittadella sportiva a lago di alto pregio architettonico, la zona stadio. E non volendo farvi un campus come preventivato in passato, ha comunque l’enorme area di appannaggio regionale dell’ex opp San Martino, dove il presidente della provincia Fiorenzo Bongiasca vorrebbe trasferire gli istituti dell’istruzione superiore. In tale riassetto degli spazi dell’ateneo, perché non includere anche queste due realtà centrali nel tessuto urbano?
«Non è tempo di personalismi ma di spirito di servizio» ha concluso il rettore dell’Insubria, che – ha annunciato il sindaco Landriscina – presto sarà di nuovo invitato a Como per parlare delle prospettive dell’ateneo insieme con Fondazione Volta, Camera di Commercio e altre realtà cittadine strategiche per il conseguimento degli obiettivi annunciati ieri mattina.

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