Università, scegliete il mestiere che vi piace

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

In questo periodo dell’anno è sempre più stringente il dilemma, per i ragazzi che si avvicinano (tremebondi) all’esame di Maturità, riguardo al “dopo”. Vado avanti a studiare? Se sì, che studi fare? Meglio una facoltà universitaria con facile sbocco al lavoro o una che mi piace e basta? Ai medici chiedono spesso se inoltrarsi negli studi di Esculapio sia opportuno, conveniente, bello.

Se chi scrive avesse l’occasione di parlare con quel ragazzo che 44 anni fa si avvicinava (tremebondo) all’esame di Maturità gli direbbe che per scegliere eventualmente di proseguire con la facoltà di Medicina servono due cose soprattutto: la voglia di studiare sempre in modalità leopardianamente descritta come “matta e disperatissima” e quella, immensamente più difficile, di saper accettare le persone nei loro momenti peggiori: durante la malattia, di fronte alla permanente disabilità parziale e totale, in faccia alla morte. Con i loro limiti, le loro imperfezioni, i loro difetti, le loro miserie. E di fronte a tutto questo riuscire a non giudicare, mai.

«Sappi – continuerei a dirgli -che nel dolore fisico e mentale la maggior parte delle persone tira fuori il peggio e che pochi sanno accettare e reagire positivamente. E non solo chi si ammala si trasforma, ma anche chi gli vive insieme. Vedrai anche esempi di eroismo, di immolazione, di coraggio e valore, ma prevarranno tutte le miserie che l’umanità nasconde salvo farle esplodere anche centuplicate». «Sarai capace di non giudicare il suicida? La madre infanticida? Il tossicodipendente? L’etilista che anche davanti a Dio negherà di bere? Il pazzo aggressivo? Il demente che chiede cento volte la stessa cosa in un minuto? L’ansioso? Il patofobico che ti insegue con sintomi nuovi ogni giorno? Ma anche il malato che si fa del male consapevole di procurarselo?».

Sono esempi minimi, anche perché la realtà in questo campo supera abbondantemente la fantasia. Mah, dirà qualcuno, ci sarà anche qualcosa di bello nel fare il medico. Certo che sì, tantissimo. La felicità di chi guarisce, il sorriso di chi si sente ascoltato, il brivido davanti al rischio della decisione presa in totale solitudine alle tre di notte, e la soddisfazione indescrivibile di aver salvato una vita, o una funzione di un tuo simile. E poi, uscendo dalla retorica del buonismo, laureandosi in Medicina si trova lavoro e non è poco. E complessivamente, per chi ha voglia di lavorare, anche discretamente pagato.

Non farei tanto conto sul cosiddetto “ruolo sociale”, l’autorevolezza non la dà più il solo camice bianco, ma la si può conquistare lavorando bene. D’altra parte, ne sanno qualcosa anche insegnanti, forze dell’ordine e professionisti in genere, non c’è più un mestiere per cui si sia stimati a prescindere. Ma se dovete scegliere ragazzi, fatelo sulla base del vostro desiderio, non della convenienza. Ci saranno mille e mille difficoltà: se farete un mestiere perché vi piace e non solo perché vi conviene, le supererete.

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