Cronaca

Uno dei fermati incastrato anche dagli evidenti tatuaggi

altI riscontri delle indagini: il corpo della vittima individuato grazie a un tubo rosso
Una indagine complessa come quella dell’omicidio di Guanzate porta sempre con sé coincidenze che poi si rivelano decisive. E anche in questo caso non sono mancati gli esempi. Perché più persone, magari anche inconsciamente, avrebbero fornito un contributo essenziale alla soluzione del caso.
A partire da un cittadino di Cadorago che, nella serata in cui Ernesto Albanese fu prima sequestrato e poi ucciso, notò più volte un uomo fermo in piazza nel punto in cui sarebbe avvenuto il sequestro

. Quell’uomo era Rodolfo Locatelli. Il passante notò che l’uomo parlava al cellulare e aveva due grossi tatuaggi sull’avambraccio. Dettagli non insignificanti, che hanno permesso agli inquirenti di ottenere riscontri decisivi sia sulla telefonata, sia appunto sui tatuaggi. C’è poi un altro elemento che ha aiutato a trovare il punto preciso del seppellimento nel giardino della villetta di Guanzate. Nelle carte dell’indagine era finito infatti il riferimento a un tubo rosso largo una decina di centimetri, seppellito in parte, per indicare il punto in cui si trovava il cadavere. E proprio seguendo quel tubo gli inquirenti sarebbero riusciti a identificare con precisione dove e come scavare. C’è infine il fronte del riconoscimento del corpo e della sua attribuzione a Ernesto Albanese. Detto che l’esame del Dna manca ancora, la quasi certezza – visto l’avanzato stato di decomposizione – che sotto terra c’era il corpo del 33enne è arrivata dall’arcata dentale che corrisponde in tutto e per tutto – ponti, otturazioni e quant’altro – a quella dell’uomo scomparso. Una serie di riscontri che hanno permesso di chiudere il cerchio attorno ai presunti responsabili dell’omicidio di Guanzate.

Nella foto:
Un momento dell conferenza stampa della squadra mobile lunedì in Questura
29 Ottobre 2014

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