Uno «tsunami economico e sociale». Ad aprile 80mila comaschi in cassa integrazione

Cresce la cassa integrazione nel settore tessile lariano

Uno «tsunami economico e sociale». È questa l’immagine utilizzata dall’ufficio studi della Uil del Lario per descrivere l’emergenza Covid in provincia di Como dal punto di vista del lavoro. Una «situazione drammatica», la cui gravità può facilmente essere riassunta proprio grazie ai numeri del 4° rapporto mensile sulla cassa integrazione redatto dal sindacato di via Torriani e diffuso ieri mattina. La cassa integrazione totale ad aprile 2020, rispetto allo stesso mese del 2019, è cresciuta a Como del 1.700%.
Nel solo mese di aprile 2020 i lavoratori in cassa integrazione totale sono stati sul Lario 69.767, ai quali vanno aggiunti i 10.717 lavoratori del commercio e dell’artigianato che hanno fatto ricorso al fondo di solidarietà bilaterale (l’ammortizzatore sociale che, nel mondo delle piccole imprese, corrisponde alla Cig). Nel complesso, sono stati quindi 80.484 i comaschi finiti in cassa integrazione, su un totale di occupati in provincia di 265.883 unità (dati Istat, anno 2019).
Stiamo parlando del 30,27% della forza lavoro che si è ritrovata, di punto in bianco, senza più certezze. Una forza lavoro che, nella fase 2, almeno in parte, potrebbe anche non tornare al suo impiego. Per il motivo, banale, che questo stesso impiego è scomparso, travolto dalle conseguenze dell’epidemia. O perché le aziende, senza ordini e in grave crisi di liquidità, non sono in grado di riassorbire in toto i propri dipendenti. Senza considerare la mancata assunzione, nel settore turistico-alberghiero, di migliaia di stagionali, il cui futuro è davvero, al momento, appeso a un filo sottilissimo. «La situazione che emerge dal 4° rapporto mensile della Uil del Lario è allarmante dal punto di vista economico e sociale – scrivono gli estensori della ricerca – sono a rischio numerosi posti di lavoro» ed è a rischio, con essi, la tenuta del sistema.
Un collasso occupazionale sarebbe infatti difficilissimo da gestire, anche in assenza di strumenti diretti di sostegno al reddito. «A tal proposito – dice la Uil – devono essere più celeri e meno burocratiche le procedure per la liquidazione dell’indennità ai lavoratori in cassa». L’intervento inserito nel decreto legge Rilancio per «semplificare l’iter per il riconoscimento dell’indennità di cassa in deroga è positivo ma non ancora sufficiente. Non dà, infatti, una risposta risolutiva del problema. Va rafforzato il personale dell’Inps al quale compete la liquidazione degli ammortizzatori», insiste la Uil.
Una mano, almeno parziale e temporanea, potrebbe arrivare dalla «proroga, prevista dal governo sempre nel decreto legge Rilancio, al divieto di licenziamento». I lavoratori, per il momento, non possono essere allontanati dalle imprese nemmeno per «giustificato motivo oggettivo». Ma quanto durerà?
Per il momento, gli unici dati certi sono quelli relativi alla cassa integrazione, cresciuta a Como nei primi 4 mesi del 2020 del 643% nell’industria e del 1.881% nell’edilizia. I due settori produttivi principali del territorio, sottolinea lo studio della Uil, sono in forte stress: nel tessile, la cassa integrazione totale tra gennaio e aprile 2020 è cresciuta a Como del 328% rispetto allo stesso periodo del 2019; nel metalmeccanico, il balzo è stato del 943%.
«Per dare una risposta allo tsunami che ci ha colpito – dice la Uil – abbiamo bisogno di un piano di investimenti in infrastrutture materiali e immateriali. Bisogna anche rilanciare la domanda interna. Tutte le forze istituzionali e sociali devono contribuire responsabilmente a mettere in campo idee e progetti per dare una risposta immediata alla drammatica situazione che stiamo vivendo».

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