Un’ora al freddo in attesa del medico. Il servizio di via Carso sotto accusa

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Sanità sul Lario
La denuncia di una 63enne comasca: «Lasciata senza alcuna risposta»

(a.cam.) Colpita da febbre e mal di gola, una donna comasca ha atteso oltre un’ora fuori dalla sede della guardia medica, in via Carso. Nell’ambulatorio non c’erano dottori e nemmeno avvisi all’esterno per i pazienti, costretti ad aspettare all’aperto senza avere informazioni.
La situazione è stata denunciata ieri mattina da Emilia Castelli, 63 anni, residente in città. Febbricitante e in preda a un forte mal di gola, ieri mattina attorno alle 10.30 si è recata in via Carso, nell’ambulatorio

del servizio di continuità assistenziale. Lo studio però era chiuso e sulla porta non c’era alcuna comunicazione.
Per circa mezz’ora la paziente ha atteso, nella speranza di vedere arrivare un medico. Dopo 30 minuti, sofferente e infreddolita, ha chiamato una prima volta il numero verde della centrale operativa, indicato sulla porta dell’ambulatorio. Nel frattempo, in via Carso erano giunte altre persone malate che avevano bisogno di una visita medica.
Alla centrale operativa della guardia medica, che ha sede a Villa Guardia, gli operatori rispondono alle chiamate provenienti da tutto il territorio provinciale. «Le due postazioni sono al momento scoperte perché i medici sono fuori per visite domiciliari – hanno spiegato al telefono a Emilia Castelli – I medici stanno comunque per rientrare». Una rassicurazione che la 63enne ha ripetuto alle altre 4 persone in attesa.
I pazienti, quindi, convinti dell’imminente arrivo dei medici, hanno deciso di fermarsi ancora ad aspettare. Secondo quanto denunciato dalla 63enne, però, l’attesa è proseguita ancora per una buona mezz’ora, vale a dire fino alle 11.30. Un’ora almeno di attesa, dunque, il tutto all’aperto e senza informazioni.
«È stato un incubo – ha spiegato la signora Castelli con un filo di voce per il forte mal di gola – Se una persona si rivolge alla guardia medica lo fa perché sta male e ha bisogno di aiuto».
La visita a domicilio, qualora il medico lo ritenga necessario, è un compito dell’operatore della continuità assistenziale di turno. «Capisco che i medici devono certamente uscire anche per le visite a domicilio – ha aggiunto la 63enne comasca – Tuttavia, avrebbero potuto esporre un avviso, spiegare perché in ambulatorio non vi fosse nessuno e quando sarebbe rientrato un medico. Mi chiedo inoltre se sia possibile lasciare lo studio scoperto e i pazienti fuori, all’aperto».
Nessuna replica per il momento dai dirigenti dell’Asl, che ieri non erano in servizio. Sul sito Internet dell’azienda sanitaria locale, ricercando le informazioni sul servizio di continuità assistenziale si legge che «il servizio è attivo tutti i giorni dalle ore 20 alle ore 8 del mattino successivo e tutti i fine settimana dalle ore 8 del sabato alle ore 8 del lunedì». Per quanto riguarda le indicazioni delle funzioni della guardia medica, l’Asl precisa che «il medico del servizio di continuità assistenziale deve essere chiamato in tutti i casi in cui non è possibile attendere il proprio medico di fiducia. Non deve essere chiamato nei casi di emergenza/urgenza per i quali bisogna rivolgersi al 118».
«È esattamente quello che ho fatto, viste le mie condizioni e dato che il mio medico non c’era – conclude la 63enne – Da malata però non mi aspettavo certo di star fuori al freddo ad aspettare».

Nella foto:
Il servizio di guardia medica di via Carso è attivo tutti i giorni dalle 20 alle 8 del mattino successivo e tutti i fine settimana dalle 8 del sabato alle 8 del lunedì

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