Usciamo dalle logiche degli anni Sessanta

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Questo virus ci ha costretto a fare i conti con tutte le nostre deficienze, sia in senso letterale, cioè della mancanza di preparazione ad affrontare gli eventi, sia nel senso improprio che di solito attribuiamo alla parola, scarsa intelligenza.

È un fatto, però, che ha sottolineato in modo drammatico tutti i nostri difetti di sistema, dagli stili di vita mondani che  stimolano le persone a movimenti continui e spesso inutili, al bisogno  ossessivo  di essere sempre e comunque  in relazione, ad abitudini  assolutamente irrilevanti per condurre un esistenza diventate necessità improrogabili,  a quanto sia rischiosa una politica fatta solo di  immagine e di panzane soprattutto nelle fasi drammatiche, ai ritardi accumulati nell’aggiornamento  in fatto di nuove tecnologia che ha pesato molto sia sulla necessità di circoscrivere l’epidemia  nella prima fase che nell’affrontare con tempestività il problema della chiusura delle scuole e dell’istruzione a distanza.

Per esempio quella dell’incerta  e disomogenea distribuzione sul territorio della banda larga.  L’impressione è quella di un Paese che ha rincorso operazioni propagandistiche senza affrontare i problemi essenziali. Siamo in ritardo. Avere una platea di studenti e famiglie che usano lo  smartphone e l’informatica solo per chiamare, chattare  e scaricare video, e  una quota di docenti  non preparata ed attrezzata all’uso delle tecnologia,  in molti casi ha rallentato l’avvio delle lezioni in nuova forma, mentre altre scuole hanno fatto addirittura miracoli.

Però  stare sul pezzo sembra più un atto di volontà soggettiva che di un sistema organizzato  per affrontare  i problemi.  Adesso, bene o male, tutti i ragazzi dovrebbero essere in grado, almeno in linea torica e sul piano strumentale, di connettersi.

Il Ministero ha predisposto la distribuzione di pc e tablet in comodato gratuito,  tramite la Protezione civile. Difficile prevedere a breve un ritorno alla scuola in presenza, almeno in Lombardia.  Qualora si tornasse alla modalità tradizionale speriamo non venga dimenticata o accantonata  tutta  la straordinaria esperienza che la didattica a distanza sta dimostrando di essere,  ed anche lo spartiacque professionale che ha determinato.

Certo sono cambiati tempi e orari di lavoro. La scuola in presenza ha tempi  più codificati  e regolamentati. La didattica a distanza no. Sia per le questioni di connessione che per la preparazione dei materiali didattici, ma anche per le richieste che spesso fanno direttamente i ragazzi, qualcuno sta lavorando veramente molte oltre quanto previsto dal contratto.

Non si pensi di trattare   il problema come se fosse un tema da impiegato dello Stato. Due ore per questo, un’ora per l’altro, poiché  la professionalità dei docenti spesso è ben oltre sia l’orario che quanto richiesto dall’istituzione. Valorizziamo le eccellenze anche diversificando i profili professionali. Usciamo  per cortesia dalla scuola seriale degli anni ’60. Non è più così già da tempo, ora meno che mai.

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