Uso acqua del lago, polemiche tra Regione ed enti locali

lago basso

Riserve idriche in media con quelle degli ultimi dieci anni ma inferiori al 2018. Colpa di due mesi – giugno e luglio – poco piovosi e, soprattutto, caldissimi.
La gestione dei grandi bacini lombardi è uno dei problemi di cui si discute sempre più spesso. E non soltanto per il legame con i cambiamenti climatici.
A Como, molti amministratori lamentano una gestione dei livelli del lago poco attenta ai bisogni del territorio, e non sono mancate le polemiche tra l’Autorità di Bacino e il Consorzio dell’Adda sulle scelte prese negli ultimi anni. In ogni caso, la situazione appare anche quest’anno abbastanza critica. Fra i grandi bacini del Nord, il Lario è quello che ha fatto segnare una discesa verticale del livello, giungendo in poche settimane al 32,9% del suo riempimento (la percentuale indica il rapporto fra il valore attuale e quello massimo dato per concessione).
Che ci sia un problema è chiaro. L’afflusso sui bacini dei corsi d’acqua lombardi nel 2019 è stato sinora di 555 millimetri contro i 624 di media degli ultimi anni. Secondo l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, «le condizioni emergenziali della primavera sono state superate». Tuttavia, la necessità di garantire «la giusta quantità d’acqua per i raccolti che quest’anno, a causa delle semine tardive, si protrarranno fino a fine agosto» produrrà forse qualche attrito fra i vari attori in campo.
Al tavolo regionale dedicato all’utilizzo delle risorse idriche in agricoltura, convocato martedì scorso a Palazzo Lombardia, l’assessore regionale agli Enti locali, Massimo Sertori, ha ammesso che «la gestione dell’acqua è un problema delicato» e che «non è semplice conciliare interessi che, di fronte a carenza di acqua e a logiche economiche, diventano spesso contrapposti. Come nel caso delle esigenze della produzione idroelettrica, della fruizione delle sponde dei laghi e dell’irrigazione nel periodo estivo».
E infatti, il presidente dell’Autorità di Bacino del Lario, Luigi Lusardi, non invitato alla riunione di martedì, non lesina critiche. «Non capisco perché non vogliano sentire le nostre ragioni – dice Lusardi – la democrazia impone un confronto con il territorio. Non possono utilizzare il Lario come vogliono». Lusardi ricorda come nei mesi scorsi si fosse raggiunta un’intesa su tre punti chiave: «Lo zero idrometrico punto invalicabile per evitare ulteriori problemi ai muri spondali; compartecipazione agli introiti della Regione sulla vendita dell’acqua, proprio per riparare i danni creati dai livelli troppo bassi; nomina nel cda del Consorzio dell’Adda di un rappresentante del Lago di Como per decidere sulla regolazione. Tutto questo è rimasto sulla carta – conclude Lusardi – un atteggiamento che non esito a definire anti-democratico».

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