Vaccinazioni, la lezione già dimenticata

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Accanto alle parole d’ordine già in essere per la lotta al Covid: prevenire, curare e vaccinare, un Sistema sanitario che abbia un minimo di visione non può non prepararsi agli scenari futuri. Se tanto abbiamo pagato, in termini di morti, feriti e postumi, tanto abbiamo anche imparato.

Se ne parlava anche prima della catastrofe sanitaria, ma il virus ci ha definitivamente aperto gli occhi: non può esistere una Sanità così ospedalo-centrica! Non è efficiente. È il motivo per il quale è letteralmente “saltata” l’eccellenza sanitaria lombarda, passata da punto di riferimento nazionale a scolaretto tra gli ultimi della classe. Da tutta Italia venivano a curarsi nei nostri Istituti, vere cattedrali addirittura segnalate nelle uscite autostradali. E infatti alle prime polmoniti, alle prima asfissie, tutti i malati si sono riversati in quelle sacre sedi, diventate lazzaretti che, ovviamente, si sono riempiti a dismisura, sacrificando e non mantenendo quindi più le promesse a tutti gli altri pazienti, oncologici, degenerativi, vascolari, che in quei luoghi ponevano alloggio, oltre che speranze.

E l’errore di accentrare tutto negli ospedali, trasformati con brutto termine in Asst dalla “mal” (e mai) applicata riforma lombarda del 2015, viene ancora perseverato nel delicatissimo momento della vaccinazione anti-Covid. Invece di polverizzare sul territorio decine e decine di punti vaccinali, è tutto concentrato nei cosiddetti “hub”, termine misteriosamente copiato dal mondo aeroportuale, ma ancora malato di quel comportamento esattamente opposto alla capillarità che al contrario servirebbe.

Infatti, alla velocità dei primi 10 giorni, ne serviranno circa 800 per raggiungere 40 milioni di italiani, numero minimo per avere un’immunizzazione di massa.

Certo, c’è il limite dei frigoriferi a -75°, ma una volta preso dal congelatore il vaccino non diluito può essere conservato a temperatura compresa tra 2 e 8 gradi fino a 5 giorni, ed in ambiente fino a 2 ore. Quindi ci aspetteremmo 10-15 punti vaccinali sul territorio comasco in contemporanea, almeno 12 ore al giorno.

Manca il personale? Non crediamo. Sappiamo di decine di medici in pensione, e probabilmente anche infermieri, che come volontariato si metterebbero a disposizione subito, come è accaduto in alcune realtà per la vaccinazione anti-influenzale.

Mancano i vaccini? Non sembra, se le percentuali di inoculazione sono ancora così basse nella nostra regione.

Ma anche da questa vicenda è chiaro l’insegnamento: serve de-ospedalizzare. Urgono case della salute a bassa intensità di cura, posti limitrofi ad anziani fragili, luoghi rionali, sotto-casa, dove appunto vaccinarsi, ma anche fare un prelievo del sangue, praticare delle iniezioni, ritirare ricette, impegnative, piani terapeutici, fare medicazioni, anche visite specialistiche.

Teniamo le cattedrali ospedaliere per cure ad alta intensità, ma organizziamo ambulatori attrezzati intorno ai bravi medici di famiglia, mai più lasciati soli.

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