Vaccinazioni: medici e farmacisti pronti, ma restano molte incognite

Ospedale Sant'Anna, il Vaccino anti Covid

Il tempo scorre, i vaccini non arrivano ancora con i ritmi previsti e le parole del neo consulente di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, tuttora risuonano. «Vaccineremo 10 milioni di lombardi entro fine giugno», ha detto. Annuncio roboante che tutti si augurano si concretizzi ma che non può non lasciare alcune perplessità. Soprattutto sull’avvio dell’imponente macchina organizzativa che dovrà mettersi rapidamente in moto per predisporre luoghi e personale idoneo a somministrare le dosi. «Mi auguro si riesca a rispettare il crono programma di Bertolaso. Sarei comunque soddisfatto se si riuscisse a centrare l’obiettivo per fine agosto – interviene il presidente dell’Ordine dei medici di Como, Gianluigi Spata – Vedo ancora molti passaggi delicati, tutti da dover regolare prima di far partire la macchina a piena velocità, sempre ammesso che ci venga garantito un adeguato numero di vaccini». I medici sono comunque pronti. Di recente è stato siglato anche «un protocollo d’intesa con Regione Lombardia. Diciamo che siamo pronti, attendiamo il materiale – precisa Spata – E aspettiamo di essere convocati il prima possibile per capire i dettagli ancora nebulosi. A partire dalla distribuzione, proseguendo con le strutture che verranno utilizzate. Da parte nostra già in tanti hanno detto di poter utilizzare i propri ambulatori, ovviamente quelli con i requisiti di sicurezza necessari. Luoghi ai quali andranno affiancate altre strutture».
Un altro punto cruciale riguarderà poi l’avvio del portale dedicato e dei differenti canali comunicativi per prenotare il vaccino. Dalla Regione sono arrivate indicazioni temporali che prevedono la partenza del meccanismo entro poche settimane.
«Decisivo in ogni caso sarà finire nei tempi la vaccinazione prevista anche per tutto il personale sanitario e non solo. Penso ad esempio a quanti lavorano negli studi medici e dovranno poi essere presenti durante la fase di vaccinazione», conclude Spata.
Pronti a fare la loro parte anche i farmacisti che per voce del loro presidente innanzitutto ribadiscono un concetto già espresso da Gianluigi Spata. «Decisivo terminare la vaccinazione del personale sanitario e degli altri operatori tra cui rientriamo anche noi. Dovremmo essere vaccinati tra fine febbraio e marzo – dice il presidente dei farmacisti comaschi, Giuseppe De Filippis – Dopodiché anche noi faremo la nostra parte, dosi in arrivo permettendo».
La figura del farmacista come colui che contribuisce a vaccinare è già una realtà in diversi Paesi. «Noi ci siamo ma abbiamo bisogno di avere molte delucidazioni per assumerci un incarico così impegnativo – aggiunge il presidente – Ad esempio, molti farmacisti od operatori dovranno seguire corsi di aggiornamento specifici. E poi dovranno essere dettagliati anche tutti gli aspetti legali, assicurativi e normativi. Non si può pensare di buttarci allo sbaraglio. Se per un qualsiasi motivo un vaccinato in farmacia dovesse avere una reazione allergica? Quali sarebbero le nostre responsabilità?».
Infine, una valutazione globale. «Non ho le informazioni in possesso di Bertolaso e dunque non posso sapere se la tempistica fornita è reale. Mi auguro di sì e penso che se i vaccini dovessero arrivare si potrebbe lavorare molto bene». Chiamati in prima linea da Guido Bertolaso anche tutti i sindaci del territorio lombardo. A loro spetterà fornire assistenza e luoghi idonei per la vaccinazione di massa. «Como siede a tutti i tavoli e il confronto è costante con Ats Insubria, Asst Lariana, i sindaci della provincia, dei capoluoghi lombardi e della regione – dice il sindaco di Como Mario Landriscina – Gli strumenti in termini di partecipazione sono pronti, si attendono le direttive». Intanto il primo cittadino spiega di aver preso parte a una riunione con Ats, Asst e sindaci in videoconferenza proprio lo scorso lunedì pomeriggio nel quale sono state chiarite le certezze esistenti fino a questo momento a cui seguiranno le ulteriori indicazioni. «Sediamo a tutti i tavoli e offriremo le nostre soluzioni quando ci verrà chiarito cosa serve – ha detto – La città avrà dei punti di riferimento, sia di supporto ai medici di medicina generale sia per altre esigenze». Di fatto ogni Comune nel suo perimetro di riferimento farà le proprie proposte. «Importante sarà capire alcuni aspetti – dice Landriscina – Quando e come verranno distribuiti i vaccini, quanti ne arriveranno, di quale tipologia, quanti medici di base aderiranno, quali le informazioni utili per poter definire gli spazi e il personale da mettere in campo». Come è noto i vaccini al momento a disposizione non sono tutti uguali: Pfizer, per fare un esempio, è soggetto alla catena del freddo «quindi servono ambienti attrezzati per la conservazione. Non appena si avranno queste informazioni capiremo il modello organizzativo da attuare e saremo pronti a dare delle risposte» conclude Landriscina.

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