Vaccini anti-Covid, la lentezza dell’Italia

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di Mario Guidotti

Abbiamo preferito l’uovo oggi alla gallina domani. Abbiamo barattato un minimo scambio economico-commerciale, unito a restrizioni farlocche, per una sofferenza sanitaria sotto gli occhi di tutti (quelli che non li chiudono). Quattro soldi per molti malati e morti. Nessun giudizio, ma di questo si è trattato.

È però del tutto evidente che non ci sarà ripresa economica finché il virus  mieterà vittime. Quindi vediamo di venire al punto.

Passiamo le giornate a parlare dei colori delle regioni. Discutiamo di orari di bar, caffetterie, ristoranti. Decidiamo che le Messe possono essere celebrate entro le ore 20, anzi, no 21.

Dissertiamo su improbabili coprifuoco, su orari di ingresso nelle scuole, su numeri di passeggeri sui bus, persino sui componenti alle cene  private, che nessuno al mondo controllerà. Sono detestabili quelli che lo dicono ripetutamente, ma per una volta ci sta: non è questo il problema!

La madre di tutte le soluzioni (e battaglie) è la vaccinazione anti-Coronavirus. Se non renderemo innocuo il virus non ci saranno altri sistemi per ripartire e ritornare veramente alle nostre vite, che viceversa saranno parziali, limitate, interrotte. Siccome il vaccino c’è, vediamo di diffonderlo, di somministrarlo.

Leggiamo che il Regno Unito è partito e che anche l’Fda (Food and Drug Administration), l’ente regolatorio dei farmaci americano, ha approvato e in Usa sono partiti. Bene, e noi?

Il nostro ente, l’Ema (European Medicines Agency), si riunirà finalmente prima di Natale. Ora, scusate, ma pur con il massimo rispetto per gli impegni di chi lo compone, che cosa hanno avuto da fare prima? C’è un problema attualmente più urgente e importante da affrontare?

Dovevano autorizzare prima qualche utilissimo integratore alimentare o ennesima statina e anti-ipertensivo? Dai, per favore. Beh, mi dicono, sai che fascicoli hanno da leggere per gli studi condotti al fine di produrre il vaccino? Certo, perché invece gli inglesi e gli americani no?

Scusate, facciamo che il report sia di mille pagine, spero bene che le prime 900, 950, riguardanti la sintesi, materiali e metodi e anche i dati su cavia siano già state lette in tempo reale in primavera ed estate. E che manchino le ultime 50, esageriamo 100, riguardanti i risultati sulle persone. E poi, vi immaginate che l’Ema bocci un vaccino già approvato da autorità inglesi e americane? Che chieda ulteriori dati o critichi i risultati?

Su, dunque, avanti con l’autorizzazione e poi partiamo, dando poi per scontato che Aifa (Agenzia italiana del farmaco), l’ente nazionale, firmi in un nanosecondo. Sembra che il via sarà il 27 dicembre. Perché non il 26 scusate? Quest’anno era indispensabile festeggiare Santo Stefano? Siamo pure da soli. Era meglio impiegare l’occasione festiva iniziando le vaccinazioni.

Lo sanno quelli dell’Ema che ci sono migliaia di morti al giorno in Europa per Coronavirus? E la logistica per l’operatività seguente sta partendo? Oppure, visto che a pensare male si fa peccato ma ci si prende, non sarà che questo ritardo è stato pianificato apposta per coprire quello dell’organizzazione attuativa?

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