Vaccini antinfluenzali, blocco in Canton Ticino per gli stranieri

Svizzera, bandiera Svizzera

Il vaccino antinfluenzale garantito per gli anziani e i cosiddetti “pazienti fragili”. Seri problemi, invece, per la vendita libera nelle farmacie. Secondo un calcolo di Federfarma – come spiega il presidente comasco Attilio Marcantonio – a ogni farmacia italiana ne andrà una media di dodici dosi.
Il tutto mentre quotidianamente rimbalza ovunque l’invito a vaccinarsi, anche se non si è anziani e non si fa parte di categorie a rischio. E così la caccia per una dose è aperta, visto che al momento la domanda va oltre la disponibilità.
«Paghiamo per una scelta della conferenza Stato-Regioni – dice ancora Marcantonio – In pratica sono stati destinati alla vendita libera nelle farmacie 250mila vaccini, pochi rispetto alla richiesta. Il problema è serio: ci siamo mossi chiedendo alle istituzioni di aiutarci e di fare in modo di raggiungere accordi che possano portare ad aumentare la cifre. C’è chi sta lavorando per trovare una soluzione, ma devo essere realista: in questo momento non è stata ancora trovata».
Una situazione che sta spingendo molti italiani – tra cui tanti comaschi- ad attraversare il vicino confine con la Svizzera e a richiedere il vaccino in Canton Ticino.
Una domanda elevata che ha spinto il Dipartimento della sanità e della socialità a inviare una circolare a tutte le farmacie ticinesi – già alle prese con il boom di prenotazioni interne – che impedisce di vendere il vaccino agli italiani.
Il documento chiarisce che le dosi che verranno distribuite, pari a 1.250.000, sono destinate alle persone fragili e ai gruppi a rischio, mentre è attesa una seconda fornitura a fine novembre destinata ai cittadini in buona salute.
Nella circolare ticinese viene indicato chiaramente l’elenco di priorità da osservare nella distribuzione del vaccino antinfluenzale e si legge che «le ricette di medici stranieri non sono ritenute valide», una sorta di “prima i nostri” nel combattere l’influenza stagionale.
In Lombardia, così come nel resto dell’Italia, la questione è prioritaria: «Sono assolutamente preoccupato e anche allibito per la situazione che si è creata – ha detto il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Como, Giuseppe De Filippis a Etv – non è una novità che all’approssimarsi dell’inverno possa arrivare un’epidemia influenzale, e con l’emergenza Coronavirus è ancora più importante avere la disponibilità dei vaccini, anche per fare una diagnosi tempestiva all’insorgere dei primi sintomi».
«C’è da augurarsi – conclude il presidente comasco – che il ministero in qualche modo possa adoperarsi il più velocemente possibile per risolvere questa situazione: a poche settimane dall’inizio della campagna antinfluenzale non è possibile che si sia ancora in queste condizioni».
La Regione
La Lombardia, intanto, attraverso l’assessore al Welfare Giulio Gallera, ha comunicato le cifre della campagna di vaccinazione: «Si parte la seconda metà di ottobre – ha detto Gallera – hanno già aderito 4.999 medici di famiglia (903 in Ats Insubria, che comprende le province di Como e Varese, ndr) e 528 comuni hanno messo a disposizione oltre 700 spazi per supportare le operazioni».
«Le nostre Ats hanno predisposto i piani operativi territoriali – prosegue l’assessore – in continua evoluzione, riscontrando una forte adesione da parte dei medici di famiglia. Si parte dalla seconda metà di ottobre con i pazienti fragili e le donne in gravidanza. A novembre gli over 65, seguiti dagli operatori sanitari e i bambini fino al sesto anno, infine gli over 60 sani. Le vaccinazioni saranno eseguite all’interno degli studi professionali dei medici, laddove possibile, nei centri vaccinali delle Asst e negli spazi (centri civici, palestre, oratori) messi a disposizione dai Comuni a supporto delle attività degli operatori sanitari nel rispetto delle regole anti Covid».

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