Vaccini e premi in un mondo infantile

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di Giorgio Civati

Dall’inizio di questa pandemia, pessime prove l’Italia ne ha date parecchie. Quando però qualcosa va meglio che altrove, ci pare il caso di riconoscerlo. Parliamo di vaccini: non che sia andato tutto bene, non siamo così ottusi da pensarlo, però specie in queste ultime settimane rispetto al resto del mondo potevamo fare di peggio. E non è successo.

Sì, vabbè, AstraZeneca prima era per quelli con più di 60 anni, poi per quelli sotto, e ancora per qualunque età, neonati compresi, inoltre temporaneamente da vietare e adesso, forse è meglio, da mixare per il richiamo con altra marca come un Negroni Sbagliato al bancone del bar.

Ma se guardate al mondo c’è chi ha fatto peggio, pur tenendo l’Italia alla sua posizione non troppo indietro nella classifica della dabbenaggine. In molte parti del pianeta, infatti, il vaccino pare stenti ancora e allora ci hanno abbinato giochini, premi, promozioni e scemate varie.

In America per esempio la dose di vaccino è a volte abbinata ai biglietti della lotteria, a Tel Aviv alla birra, in India a un pasto, a Dubai regala due settimane in palestra e così via. Anche in questa occasione comunque gli Stati Uniti si sono dimostrati insuperabili: secondo lo Stato, alla dose di vaccino poteva essere abbinato un taglio di capelli, borse di studio, sconti sulle armi e marijuana.

E l’Italia? Nel suo piccolo ha fatto qualcosa, ma forse vergognandosene un po’. Birre a mezzo euro, a Messina, per i maggiori di 16 anni. Non proprio gratis ma quasi, trascurando il fatto che l’alcol dovrebbe essere solo per i maggiorenni, almeno in teoria. Strano, perché pure qui da noi ci saremmo aspettati dopo la lotteria dello scontrino anche quella del vaccino, magari un bel gratta e inocula, addirittura un cash back sui multivaccinati. Forse il cambio del governo è servito anche a questo, a dare più serietà ad alcune questioni fondamentali della società in cui viviamo, in primo luogo la salute.

Però proprio di serietà, adesso e sempre, ci sarebbe un gran bisogno. Di serietà da parte di tutti e magari pure di autorevolezza in chi ci guida, perché se per convincere la gente a vaccinarsi contro un virus che ha fatto così tanti morti e danni servono il regalino, l’offerta speciale, la promozione e altro ancora purché gratis,  allora qualcosa non quadra. Non è ben chiaro se ci trattano come bambini o come stupidi, o forse tutte due le cose insieme. E non è nemmeno certo che non lo siamo un po’ tutti, generalizzando, bambini e anche parecchio sciocchi.

Sta di fatto che anche per tentare di salvarci la vita dal Covid e spingerci a vaccinarci serve come minimo una birra scontata o meglio ancora gratis. Da Messina agli Stati Uniti viviamo in una società infantile, basata su premi e ricompense. Che bello sarebbe stato se fosse bastato dire: “Il vaccino? Serve, e quindi lo si fa. Tutti”.

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