Vaccini, le sceneggiate e le priorità

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di Mario Guidotti

Ci aspettavamo ponti aerei in stile 1948-1949 su Berlino-Tempelhof, o velivoli cargo militari modello Vietnam in grado di trasportare mega-container. Oppure ancora, file interminabili di Tir. Abbiamo invece visto un furgoncino alla frontiera del Brennero. Cominciamo bene!

Ci riferiamo all’inizio della vaccinazione anti-Coronavirus, attesa quasi come la manna nel deserto, anzi no, quella era inaspettata. Dai, sforziamoci di non criticare sempre tutto e tutti. Ma un camioncino, insomma… ci ha un po’ delusi.

Sembrava quello delle consegne domiciliari dei surgelati. Forse era per passare inosservato? Ma no, lo hanno scortato e fotografato. Va beh, poi, vale il detto: piuttosto che niente meglio piuttosto. Avremmo preferito partire alla grande, ma allora vada anche per il “vax day”, come lo hanno battezzato. Purché il giorno dopo si decolli con grande energia.

Ci aspettiamo infatti una struttura di vaccinazione anti-Covid su 24 ore, perché dicono che tra preparazione, notizie anamnestiche, rimescolamento del medicinale, inoculazione ed attesa di effetti collaterali andranno via circa 30 minuti a persona. Quindi h24, come minimo, 7 giorni su 7, per tutto il tempo che servirà ad una copertura semi-totale di popolazione! Della serie: “Il Signor Rossi si presenti alle 3 del mattino in piazza Duomo e il Sig. Bianchi alle 4.30 in piazza Volta”. Senza se e senza ma. Si tratta dell’arma finale, dell’uscita dall’incubo, diamo per scontato che non ci saranno orari da ufficio pubblico tipo dalle 9.30 alle 11.30 esclusi festivi e prefestivi.

Tornando al furgoncino (ma non c’era un aereo libero per fare prima?), perché dal Brennero a Roma-Spallanzani? Non poteva consegnare le prime dosi ai centri Covid di Brunico, Bolzano, Merano, per dire i posti più vicini che non mi pare siano stati risparmiati dalla pandemia?

Nessuna preferenza, una pura considerazione di razionalizzazione geografica, tanto dobbiamo vaccinare tutti, o no? Spallanzani perché? Perché è iniziata lì? Ma quando mai? Per i due turisti cinesi o per quel povero ragazzo italiano che poi era negativo al tampone, vi ricordate, trasportato da Whuam in un bio-contenitore tipo bara di plastica, con tute da astronauta per gli accompagnatori, quando nelle valli bergamasche, ma anche sul Lario, i medici di famiglia affrontavano il mostro dotati di fragili mascherine chirurgiche che dovevano durare almeno una settimana.

Lo sappiamo, alla gente servono sceneggiate, simboli, gesti “politicamente corretti”, come quello di dare la precedenza a taluni ultra-anziani nelle Rsa  protetti da personale vaccinato e competente, mentre insegnanti acciaccati dai primi di gennaio saranno circondati da giovani che (scommettiamo?) non si sono isolati neanche per mezza giornata durante le Feste. Dai, accettiamo tutto, anche l’ipocrisia decisionale sulle priorità del 27 dicembre, ma che subito dopo si parta pancia a terra e senza soste.

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