Vaccini, Magrini: “Lombardia penalizzata”

Utilizzate ad oggi 42.968 dosi su oltre 68 mila disponibili

Nella migliore delle ipotesi ci vorranno ancora quasi due mesi per far scattare in Lombardia la fase due della vaccinazione anti-Covid, quella per gli ultra 80enni. Il calendario stilato per le singole regioni vede infatti la Lombardia nella casella del 25 marzo. Sempre che non ci siano ulteriori e assai probabili ritardi nella consegna delle dosi di vaccino. E altrettanto aleatoria, anzi in questo caso proprio inesistente, è anche la data di inizio delle prenotazioni. Sulla piattaforma “Prenotasalute” di Regione Lombardia nessuna indicazione in merito. Tutto ciò mentre il Lazio ha dato il via ieri alle prenotazioni (seppur con molte difficoltà nella procedura online) per poi iniziare con le somministrazioni dall’8 febbraio così come in molti altri territori.

La Lombardia invece, tra l’altro la regione più colpita dall’emergenza Coronavirus, ha fatto sapere che non chiuderà la prima fase prima del 5 marzo mentre la seconda – appunto – slitterà al 25-26 dello stesso mese. «In Lombardia si sono registrate delle criticità, è stata una delle regioni più penalizzate rispetto alla consegna delle dosi – ha confermato Marco Magrini, coordinatore Covid dell’Ats Insubria – la sensazione è che adesso stiano aumentando e si spera che migliorando gli arrivi, di conseguenza si possa aumentare il numero delle vaccinazioni. Le strutture territoriali sono pronte ma in questo momento devono fare bene i conti per garantire le seconde dosi». Quindi il medico parla del vaccino di AstraZeneca per il quale l’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ne ha raccomandato l’utilizzo preferenziale per la fascia d’età tra i 18 e i 55 anni. «Questo restringe il campo – spiega ancora Magrini – se dobbiamo vaccinare tutti gli altri con Pfizer va fatto in ambienti attrezzati, non si può pensare di farli fare ai medici di base, come era stato ipotizzato per i vaccini della società farmaceutica britannico-svedese». Sono dunque tutti aspetti tecnici che «vanno considerati nella programmazione», ha concluso il coordinatore Covid.

Intanto, Asst Lariana fa il punto sulle categorie da vaccinare. Nella fase 1 rientrano «operatori sanitari e socio-sanitari, operatori non sanitari in ambito ospedaliero, ospiti e personale delle Rsa». Nell’elenco della fase 1 erano altresì ricomprese, tra le tante, le organizzazioni impegnate nell’emergenza-urgenza ossia le varie Croci di soccorso ed Areu (Agenzia regionale dell’emergenza-urgenza, ex 118 per intendersi), personale essenziale per la funzionalità del sistema sanitario stesso (assistenza e trasporto in ospedale); i medici di medicina generale (Mmg), i pediatri di libera scelta (Pls), i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica). Solo all’esaurimento di questa fase, condizionata dall’approvvigionamento dei vaccini, sarà possibile avviare la fase 1 bis che vedrà vaccinare, tra i tanti settori e sempre su indicazione di Regione Lombardia, il personale della residenzialità psichiatrica, dell’assistenza domiciliare, dei centri diurni e i farmacisti. Tale fase, se i vaccini saranno consegnati, si esaurirà intorno al 25/26 marzo quando dovrebbe partire la fase 2 che coinvolgerà le persone ultra ottantenni, i 60-79enni, i cronici e fragili. La restante parte della popolazione sarà coinvolta nella fase 3.
I numeri intanto certificano che le dosi somministrate al 27 gennaio sono 10.636, di cui 2.268 consegnate alle Rsa (a 18 strutture su 56) e 1.794 ai privati accreditati del territorio (6 strutture). Le 6.574 dosi somministrate direttamente da Asst Lariana sono così suddivise: 5.637 a personale sanitario (pari all’86%) e 937 a personale non sanitario (pari al 14%). Sempre al 27 gennaio, 1.049 iniezioni sono state effettuate da Asst Lariana come seconde dosi.

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