Vaccini, un mese alla scadenza e cento casi critici

La vaccinazione a un bambino

Entro il 10 marzo si deve presentare la documentazione a scuola

Manca poco più di un mese al 10 marzo, data che rappresenta un termine importante in materia di vaccinazioni. Il decreto Lorenzin, sull’obbligatorietà dei vaccini dagli 0 ai 16 anni, imponeva infatti due scadenze, la prima entro la fine di ottobre e la seconda il 10 marzo. Se per ottobre era sufficiente presentare un’autocertificazione, tra un mese servirà un documento ufficiale emesso dall’Ats di riferimento. Per la provincia di Como (Ats Insubria e Ats Montagna). Sul Lario, come nel resto d’Italia, si tratta di un anno di rodaggio.
Confusione e una certa disinformazione non mancano tra i genitori, alle prese con questa novità.

La vaccinazione a un bambino La vaccinazione a un bambino

«Credo che il primo messaggio forte da fare passare è che gli studenti della cosiddetta scuola dell’obbligo, anche non in regola con i vaccini, non verranno allontanati dagli istituti – spiega Vittorio Bosio, direttore socio sanitario dell’Asst Lariana – Il provvedimento restrittivo potrebbe valere solo per i bimbi della scuola d’infanzia e della materna».

E anche per questi bambini, si tratterebbe solo di chi ha “rifiutato” i vaccini, come ha chiarito di recente il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin in una risposta all’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani). La domanda riguardava la possibilità di completare o meno l’anno scolastico per chi al 10 marzo risultasse in attesa di effettuare le vaccinazioni. Ai genitori basterà presentare entro la data un documento che indichi «la richiesta di effettuazione delle vaccinazioni» con la relativa programmazione.

Quanti sono i casi critici nell’ambito dell’Asst?
«Se parliamo di nidi e materne, c’è qualche caso di rifiuto, ma sono pochissimi – spiega sempre Bosio – Diversamente abbiamo meno di un centinaio di pratiche complesse».
Ovvero?
«Sono casi in cui o non è stato dato ancora un appuntamento o è in corso la verifica dello stato vaccinale. Abbiamo persone che arrivano da altre regioni d’Italia o da altri Paesi, in cui non è semplice avere lo stato delle vaccinazioni effettuate. In molte situazione vi è solo un ciclo da completare. Poi, c’è chi rifiuta la vaccinazione».
Cosa accade in questi casi di rifiuto?
«Dopo un primo invio viene fatta la segnalazione all’Ats e in seguito può scattare una sanzione».
Il sistema è un po’ macchinoso anche per chi è perfettamente in regola.
«Le cose sono destinate a cambiare in meglio, però – dice Bosio – La legge di stabilità ha anticipato al prossimo anno la possibilità che le scuole inviino direttamente l’elenco degli iscritti alle azienda sanitarie che si occuperanno poi delle verifiche».
Questo step era previsto per il 2019/2020.
«L’importante è che entro il 10 marzo chi è in regola presenti il certificato vaccinale e chi non è in regola il nostro documento che programma la messa in regola», conclude.

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