Vacilla il segreto bancario svizzero. Trasparenti entro fine mese

alt

Il 31 ottobre data storica
L’avvocato Bernasconi: «Ma non vi sarà alcuna fuga di capitali dal Cantone»

Quella del 31 ottobre potrebbe essere una data storica per le banche svizzere? Il segreto bancario che da sempre è un punto di forza degli istituti rossocrociati si avvia definitivamente al tramonto? A leggere gli avvisi perentori inviati dalle maggiori banche ticinesi ai loro clienti italiani si direbbe di sì. Entro fine mese i clienti devono infatti contattare le filiali italiane delle banche e dichiarare che i soldi depositati sono entrati legalmente in Canton Ticino. Le dichiarazioni dei depositi

“puliti” possono essere fatte anche dai fiduciari dei clienti. Per chi non adempirà a questa dichiarazione la banca minaccia addirittura la chiusura del conto.
Una rivoluzione bella e buona insomma, la fine di un mito e di un paradiso fiscale. L’avvocato luganese Paolo Bernasconi, docente di Diritto bancario internazionale e tra i massimi esperti della materia, spiega il motivo di questo passaggio, ma ne definisce anche i contorni che difficilmente porteranno a una fuga di capitali dalla Svizzera verso altri lidi.
«Bisogna mettersi nei panni del consiglio di amministrazione di una banca svizzera – spiega Bernasconi – Il cda ha valutato i rischi dell’istituto di fronte alla mancata trasparenza dei suoi clienti».
Quanto è successo nei rapporti tra Stati Uniti e banche svizzere ha insomma lasciato il segno.
«Certo- dice – negli Usa sono stati aperti procedimenti penali contro le banche svizzere per concorso nei reati fiscali commessi dai clienti. Capite che questa è una situazione ad alto rischio. Se dovesse entrare in vigore una norma di qualsiasi tipo, come l’accordo Rubik tra Svizzera e Italia, la banca sarebbe tenuta a vigilare sui clienti».
«Questa scadenza del 31 ottobre non è quindi per accondiscendere le autorità straniere, ma per limitare i propri rischi anche a livello penale», spiega sempre Bernasconi.
Quindi possiamo prevedere una fuga di capitali dalle banche ticinesi?
«Lei dovrebbe leggere il mio libro “Avvocato dove vado?” – risponde Bernasconi – Ma dove vuole che li portino i soldi i clienti delle banche svizzere? Lo scorso anno un cliente avrebbe potuto valutare il rientro, ma quest’anno nessuno si muove. Sarebbero necessari un’autodenuncia e il ravvedimento operoso, procedure che l’Agenzia delle Entrate non ha ancora organizzato nello specifico».
Clienti da altri Paesi hanno lasciato la Svizzera, con numeri anche importanti.
«Lo hanno fatto gli americani – dice Bernasconi – circa 50mila in due anni e poi 15mila tedeschi, ma verso l’Italia non è prevista al momento alcuna valanga».
E se qualcuno pensasse ad un altro Paese, a un paradiso fiscale?
«A Singapore oggi è diventata impossibile la “pulibilità” dei proventi. Sì, è vero, c’è sempre Montecarlo, ma il segreto bancario nel Principato di Monaco dipende solo dal buon volere della Banque de France: basta una circolare. Magari provocata dall’attuale collera di Hollande. Restano le Bahamas, a un tiro di schioppo dagli Usa. Quindi, le stime sulla fuga di capitali dalla Svizzera sono molto difficili».
La scadenza del 31 ottobre non dovrebbe creare però problemi ai tanti lavoratori frontalieri correntisti delle banche svizzere. Non sarà difficile per i pendolari comaschi spiegare la provenienza dello stipendio, che invece potrebbe mettere in crisi il redditometro.

Paolo Annoni

Nella foto:
Svizzera e Italia verso la trasparenza per quanto riguarda i depositi bancari. Il 31 ottobre sarà una scadenza importante

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.