Vaghi: «Rispetto delle regole e buon senso». Mercuri: «Oggi tutto viene portato all’eccesso»

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L’organizzatore e l’ex pierre

(p.an.) Tomaso Vaghi oggi fa l’imprenditore tra Como e Formentera e negli ultimi quindici anni, con il suo team di Comonotte, ha animato le serate dei comaschi inventandosi location anche inusuali, dall’hangar al Loom Café. Su Facebook scrive “Keep Calm and Love Made” in difesa del locale cittadino con cui ha collaborato. «Ci risiamo. Un’altra volta. L’ennesima – scrive Vaghi – Un’altra volta, l’ennesima, che

Como si perde in un bicchier d’acqua, di lago peraltro».
«Stop alla musica. Stop al divertimento. Incredibile – prosegue Tommy – che in pochi si chiedano come mai, in questa città, di locali ce ne siano così pochi, al punto di augurarsi di non dover dare indicazioni, consigli o suggerimenti a nessuno. Ma noi continueremo a ballare» conclude.
Perché i locali notturni a Como hanno sempre avuto una vita difficile?
«Ci sono delle regole ed è giusto che vengano rispettate, ma a volte sembra che in questa città manchi il buon senso. Le zuffe fuori dalle discoteche ci sono sempre state – spiega Vaghi – però chiudere un locale per un mese vuol dire mettere in ginocchio un’impresa. Avrei capito un provvedimento non so, di una settimana. Qui si parla di un’attività che dà lavoro a cinquanta persone».
Vaghi fa anche una considerazione.
«Non sono razzista, ma se guardiamo le carte di identità dei protagonisti delle risse fuori dai locali scopriamo che sono sempre stranieri. Non è giusto che siano sempre i comaschi a pagare per tutti» aggiunge.
Ricorda altre storie di locali che hanno avuto difficoltà.
«Ma certo, vogliamo parlare delle serate all’hangar, oppure al Loom. I gestori dei locali non possono essere i responsabili di tutto. Oggi chi frequenta la discoteca beve al massimo un drink, ma succede che entri nel locale che ha già assunto l’impossibile».
Come è cambiato l’andare in disco negli ultimi anni?
«Moltissimo – spiega Vaghi – Innanzitutto una volta non c’erano gli alcoltest. Oggi basta una birra per uscire dai limiti e così nessuno vuole più guidare. Ma dall’altra parte nessuno si è ancora strutturato con un servizio di taxi o di carsharing. Si tratta di una rivoluzione molto lenta».
E il risultato qual è?
«È che la gente esce sempre meno la sera. L’offerta è diventata scarsa. Le discoteche vengono frequentate dai giovani e c’è una fascia d’età che vorrebbe ancora divertirsi, ma non sa dove andare. Funzionano ancora le feste a tema – conclude – mentre anche a causa di invidie tra imprenditori del settore tanti locali sono scomparsi».
Sulla stessa linea anche Giulio Mercuri, che ha collaborato in passato come pierre con i maggiori locali della città e della Brianza.
«Ai miei tempi era tutto diverso – dice – Le discoteche lavoravano dal giovedì alla domenica. Ogni sera era dedicata a un pubblico particolare, ma la massa dei giovani sapeva esattamente dove muoversi. C’era molta più gente in giro».
Colpa della crisi?
«Può darsi, ma non solo. Le generazioni cambiano. Una volta si seguiva moltissimo il genere musicale, ma non c’era bisogno del grande dj per riempire i locali. Al “Charlie” c’era la serata revival il giovedì sera, con un certo tipo di clientela, ad esempio. Il venerdì arrivava gente un po’ più giovane e il sabato i ragazzini. Così trovavi le stesse persone che il giovedì sera frequentava il “Charlie” il venerdì al “Modà” o al “Caramel”».
Si ballava tutte le sere, quindi?
«Erano luoghi di ritrovo, si andava in disco anche per scambiare due chiacchiere. Oggi vedo un’esuberanza diversa, un divertimento portato sempre all’eccesso e non penso che questo porti alla felicità dei giovani» conclude.

Nella foto:
Tomaso Vaghi in un locale di Formentera posa con l’attrice Claudia Gerini

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