Valichi chiusi, i frontalieri in coda invocano interventi

Valico Valmara

Il Ticino ha riacceso i motori produttivi con largo anticipo rispetto all’Italia, dove si è in attesa di capire cosa accadrà dal prossimo 4 maggio. Ma molti dei valichi, attraverso i quali proprio i frontalieri italiani ogni mattina devono transitare, rimangono ancora sigillati. E inevitabilmente ciò si traduce in code chilometriche al confine. Già da alcuni giorni infatti, nelle prime ore del mattino, così come alla sera, sembra che il Coronavirus non abbia mai fatto la sua triste comparsa osservando le auto ferme e in attesa di passare la dogana. Allarme già lanciato nei giorni scorsi dai sindacati e dai tanti lavoratori che – via social – mostravano la realtà quotidiana. E la situazione non potrà che complicarsi ulteriormente dal prossimo lunedì, quando la riapertura riguarderà non solo cantieri e aziende, ma anche centri commerciali del fai da te e del giardinaggio, le strutture che offrono servizi alla persona come parrucchieri, centri estetici, solarium. Ovviamente dovranno essere garantite e rispettate tutte le disposizioni di sicurezza necessarie a circoscrivere il possibile contagio. Rimane però la grande incognita sulle mascherine. Mercoledì scorso infatti il Consiglio federale ha annunciato che non intende imporre l’obbligo di indossarle, ribadendo come le misure più efficaci per non rimanere contagiati restino quelle del distanziamento sociale e del rispetto delle regole d’igiene previste dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Da parte loro, settori e imprese sono tenute ad accompagnare la graduale riapertura con piani di tutela del personale e della clientela che possono prevedere anche l’uso di determinati dispositivi. In ogni caso l’ulteriore incremento di frontalieri attesi da lunedì, aumenterà i disagi. Ecco allora che a far sentire la loro voce sono, ad esempio, i residenti della Valle Intelvi, attraverso il consigliere provinciale e sindaco di Centro Valle Intelvi Mario Pozzi. «Il valico della Valmara chiuso è un grosso problema per i frontalieri della valle – spiega Pozzi – Parliamo di circa 1.200 lavoratori. Il 60% di loro ha ricominciato a recarsi sul posto di lavoro in Svizzera da questo lunedì o mercoledì e ha dovuto affrontare lunghe code, sia all’andata che al ritorno». Con il valico della Valmara sbarrato, nella foto, infatti, i frontalieri provenienti dalla Valle Intelvi sono costretti a passare da Porlezza, incontrando molto traffico. «I controlli si sono allentati rispetto all’inizio – spiega Pozzi – ma sono comunque effettuati a campione e con molti valichi chiusi, in quelli aperti le code sono lunghissime». Il consigliere si appella dunque all’Amministrazione federale delle Dogane. «Giusto riaprire le attività in sicurezza – conclude Pozzi – ma è necessario riaprire di pari passo anche i valichi, altrimenti diventa un grosso problema». E anche dove i valichi sono aperti, come ad esempio a Bizzarone o a Gaggiolo (in provincia di Varese), spesso utilizzato quest’ultimo da chi risiede nei paesi al confine tra le due province, ogni giorno la situazione viabilistica è sconfortante. Sul tema interviene Alessandro Fermi, presidente del consiglio regionale. «Riaprire subito tutti i valichi svizzeri, si tratta di una decisione da prendere con urgenza per evitare le lunghe code di lavoratori che già si stanno verificando in questi giorni. Far ripartire cantieri e attività deve essere accompagnato dalla facilitazione ai frontalieri per poter riprendere a lavorare. Senza dimenticare che è anche una questione di sicurezza stradale».
E anche il deputato del Movimento 5 Stelle Giovanni Currò ha ribadito l’urgenza della riapertura totale dei valichi nel più breve tempo possibile.

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