Valichi doganali chiusi di notte. Centrodestra diviso in Regione
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Valichi doganali chiusi di notte. Centrodestra diviso in Regione

Un caso diplomatico e politico. La chiusura di tre valichi doganali tra Ticino e Italia è diventata improvvisamente un gigantesco problema.
In Parlamento, in consiglio regionale, nelle istituzioni locali si susseguono da giorni iniziative di ogni genere. La vicenda rischia di accrescere tensioni già esistenti e di avvelenare il clima da entrambi i lati della frontiera.
Partiamo da Milano. Ieri pomeriggio il consiglio regionale ha votato una mozione contro la chiusura notturna dei valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga, decisa alcune settimane fa dal governo di Berna e in vigore dal 1° aprile.
La mozione è stata approvata con 45 voti a favore e 17 contrari. La maggioranza di centrodestra si è divisa, con la Lega e buona parte della Lista Maroni che hanno detto no al documento di censura verso la Confederazione. Inevitabili e immediate le polemiche.

«La Lega Nord è genuflessa alla Lega dei Ticinesi, quindi non stupisce più di tanto il suo atteggiamento: invece di stare al fianco dei 20 sindaci dei Comuni di confine che sabato sera hanno manifestato contro la chiusura dei valichi, il Carroccio plaude alla decisione svizzera», ha detto Luca Gaffuri, consigliere regionale del Partito Democratico.
«La Svizzera alla fine ha optato per un provvedimento spot che va a penalizzare in primis lavoratori frontalieri e residenti e che nulla ha a che vedere con il contrasto alla criminalità», ha ribadito poi Francesco Dotti, consigliere di Fratelli d’Italia.
«Comprendiamo i timori che una tale decisione porta con sé – ha detto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo – ma la mozione rappresenta una presa di posizione strumentale e inutile. La Regione Lombardia non ha competenza in materia».
«Questo intervento danneggerà i già delicati rapporti diplomatici con la Svizzera e causerà problemi agli stessi frontalieri. Gli svizzeri vogliono dire basta alla immigrazione clandestina», ha aggiunto Emanuele Monti, anch’egli eletto con la Lega Nord.
Mediazione alla Regio
Sempre ieri, al mattino, nella sede della Regio Insubrica si è riunito il tavolo tematico della sicurezza. In un clima definito nel comunicato ufficiale «collaborativo e costruttivo», le due posizioni – quella ticinese e quella italiana – si sono fronteggiate, ciascuno ribadendo le rispettive posizioni.
Mirko Baruffini, consigliere delegato della Provincia di Como sul tema del frontalierato e vicesindaco di Uggiate Trevano ha rivelato che proprio grazie al lavoro e alle pressioni Regio Insubrica il caso delle dogane chiuse di notte non ha assunto proporzioni incontrollabili. «La proposta iniziale era di chiudere 16 valichi minori, ma grazie all’intervento della Regio si è scesi a 3. Per noi questa decisione rimane comunque inefficace. Abbiamo chiesto di sapere il numero delle auto che verranno deviate, per capire quale sia l’impatto reale di questo provvedimento».
Si muove il ministro
Un crescendo di iniziative è sfociato, ieri in tarda serata, nella convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore svizzero in Italia, Giancarlo Kessler.
Un passo cui il ministro Angelino Alfano è stato indotto anche sulla spinta di atti parlamentari: un’interrogazione della deputata Pd di Varese Maria Chiara Gadda che chiede addirittura al governo «se e come intenda riconsiderare le relazioni con la Confederazione» e la convocazione dello stesso ambasciatore di Berna da parte di Laura Ravetto, deputata forzista e presidente del comitato parlamentare di controllo sul Trattato di Schengen. «Né il governo né la Commissione Ue sono stati informati delle decisioni elvetiche», ha tuonato Ravetto.
Nella nota della Farnesina anche il richiamo alla spinosa questione del casellario giudiziale.

5 aprile 2017

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