Valico della Valmara chiuso. Il Governo agli amministratori: «Frontalieri da tutelare. Lavoriamo per la riapertura»

La protesta dei sindaci al valico della Valmara

«Vogliamo tutelare i frontalieri: siamo al corrente delle problematiche che stanno vivendo. Lavoriamo per la riapertura del valico della Valmara». Parole del sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, che ha risposto alla richiesta di Ferruccio Rigola, presidente della Comunità montana Lario Intelvese e ai sindaci del territorio, nella foto, che chiedevano al Governo di muoversi con la Svizzera per far riaprire il valico Valmara-Arogno, chiuso dalla Confederazione dopo che è scoppiata l’emergenza Coronavirus. Situazione che sta creando non pochi problemi ai frontalieri del territorio.

Ecco, di seguito, il testo integrale con il messaggio di Scalfarotto.

Gentile Presidente,
rispondo su indicazione della Presidenza del Consiglio alla Sua cortese lettera del 12 maggio concernente il valico della Valmara, la dogana svizzera di Arogno e più in generale la salute dei lavoratori frontalieri.
La necessità di tutelare i frontalieri italiani nel contesto dell’emergenza
epidemica è emersa nella seconda metà di febbraio, al momento della adozione delle prime misure di contenimento dell’epidemia in Italia, quando la Svizzera non aveva ancora varato restrizioni. Contestualmente, d’intesa con le Autorità elvetiche, il Governo ha sottolineato l’opportunità di mantenere i valichi stradali accessibili, come lo stesso Consigliere Cassis ha tenuto a sottolineare al Ministro Di Maio in occasione del colloquio dell’8 marzo.
Grazie alle azioni politiche e diplomatiche messe in atto, la differenza di standard di contenimento epidemico tra Regioni italiane di confine e Cantoni svizzeri si è progressivamente attenuata, nel corso del mese di marzo, comportando tuttavia nuovi svantaggi collegati alla attuazione delle auspicate misure di contenimento svizzere. A partire dall’11 marzo infatti sono intervenute da parte di Berna numerose chiusure di punti di frontiera minori, tra cui Valmara/Arogno. Ne sono emersi disagi logistici notevoli per i frontalieri, immediatamente segnalati nei contatti quasi quotidiani con la controparte.

A complicare il quadro è intervenuta, già dal 27 marzo, la decisione svizzera di consentire la riapertura di alcune attività in cui sono impiegati anche i frontalieri, il che ha avuto per effetto di acuire i disagi sopra richiamati, tanto che i colloqui politici successivi a quella data, sono stati incentrati sulla urgenza di riaprire un adeguato numero di valichi e minimizzare i disagi dalla ripresa dei flussi di frontalieri.
Nel complesso, nel periodo considerato, l’interlocuzione politica italo-svizzera ha visto impegnato in primo luogo il Signor Presidente del Consiglio e la Presidente di turno della Confederazione, Sommaruga, che il 15 marzo e il 29 aprile hanno avuto due colloqui mirati a garantire, nei limiti delle rispettive misure di contenimento, la continuità dei flussi di merci e l’apertura delle frontiere. Per parte sua, lo scorso 26 aprile, il Ministro Di Maio ha anch’egli avuto un secondo colloquio con l’omologo Cassis incentrato sulle tutele per i frontalieri, oltre a quello dell’8 marzo sopra menzionato.
In altrettanti contatti diretti, ho avuto approfonditi scambi con il mio omologo svizzero, Segretario di Stato Balzaretti, anch’essi incentrati specificamente sulle misure di tutela dei frontalieri, sulla necessità di vedere riaperti tutti i valichi e sull’auspicio di una pronta ripresa, a beneficio anche dei frontalieri stessi.
Attualmente, il Ticino ha riavviato gran parte delle attività economiche, e pur se permane in generale il regime di chiusura di tutte le frontiere elvetiche – che comporta la puntuale verifica documentale dei frontalieri in transito, causando forti disagi – grazie ai ripetuti passi politici anche miei personali, tra il 4 e l’11 maggio si è ottenuta, per i soli frontalieri, la riapertura di ulteriori sette valichi minori di frontiera.

Le assicuro peraltro che il dialogo politico e diplomatico con Berna rimane più attivo che mai, sia per auspicare l’apertura di ulteriori valichi tra cui quello della Valmara – su cui, dal 13 maggio, si sono avviati specifici contatti con questa Ambasciata di Svizzera – sia considerata l’esigenza, da Lei richiamata, di un continuo e approfondito scambio sulle modalità di ripresa post-emergenza, ivi incluso, nel rispetto delle diverse metodologie adottate, l’auspicato coordinamento dei protocolli sanitari nei luoghi di lavoro e sui mezzi pubblici.


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